Nel pieno dell’emergenza pandemica, con l’Italia a caccia di mascherine e le imprese lanciate verso contratti milionari, un dipendente di Invitalia formalmente incardinato nelle Risorse umane si ritrova a fare tutt’altro.
Leggendo le informative della Guardia di Finanza osserviamo R. U. – questa la sua identità – mandare istruzioni, discutere quantità, trasmettere piani di consegna e soprattutto aprire la porta a un fornitore privato di tessuti senza apparente mandato né autorizzazione dei suoi superiori.
Prova a far soldi, direbbe qualche detrattore vedendolo all’opera. Di certo, e questo lo scrivono gli inquirenti, ha un atteggiamento fin troppo spregiudicato considerato che, lavorando nella struttura che gestisce gli appalti miliardari anti Covid, è potenzialmente depositario di informazioni segrete e sensibilissime di tipo commerciale. Un ruolo che mal si concilia con l’attivismo che lo vede protagonista come interfaccia dal Consorzio Mediterraneo (Comed) nella difficile fase di chiusura di un contratto a più zeri.
LE CARTE
Il funzionario (che non risulta indagato) compare nelle carte giudiziarie la prima volta il 3 giugno 2020. Scrive al manager Comed, V. G. T. , una mail assai poco istituzionale: «Salve, in allegato la scheda materiale di un fornitore, se interesse le invio anche un contatto diretto». Nella firma compare la sua qualifica: “Risorse Umane e Organizzazione”. Il manager raccoglie subito il suggerimento: «Ringrazio per l’informazione, sicuramente gradirei avere il contatto anche per chiedere la quotazione del 35 gr che usiamo per la mascherina chirurgica di tipo II, mentre questo in oggetto potrebbe andare bene per la nostra mascherina chirurgica di tipo I».
Ventiquattr’ore dopo il ponte pubblico-privato è già costruito contro ogni dovere di imparzialità. T. contatta il fornitore prospettatogli dal funzionario di Invitalia, My Mask: «Buonasera, come suggerito dall’ing. U. chiedo preventivo per la fornitura di Tnt [tessuto non tessuto, ndr] in diverse tipologie e grammature. Mi è stato fornito un numero di telefono cellulare dal quale non trovo risposta». Il giorno seguente, il manager di Comed precisa che il materiale serve per produrre circa 20 milioni di dispositivi.
Il 9 giugno arriva il preventivo My Mask: 20mila chili di spunbond a 14, 40 euro al chilo, altri 40mila a 14, 90. Totale: 884mila euro, trasporto escluso. «Prezzo FOB presso Ns stabilimento in Pakistan», si legge nella mail. «Spedizione Aerea: 4 euro al kg circa. Spedizione Via Mare: da quotare, circa 10 mila euro».
IL VOLO
Affittando un volo, il conto avrebbe superato 1, 1 milioni per le sole materie prime. C’è un dato che incuriosisce gli inquirenti: pur in presenza di una commessa così imponente, negli scambi non emerge chi fosse davvero il produttore pakistano, dove si trovasse lo stabilimento o chi avrebbe gestito importazione e dogana.
Tutto è sfumato, poco chiaro. Come nella migliore delle tradizioni degli appalti Covid gestiti da Invitalia prima e dalla struttura commissariale poi.
L’affare con My Mask però salta. «Questa offerta è assurda», sbotta uno dei soci del Consorzio quando si ritrova il tariffario tra le mani, «prezzo quasi del melt, da non considerare in assoluto, prezzi assurdi. Attendo offerte valide, grazie».
Invitalia alla fine chiude il contratto con Comed ma a condizioni completamente differenti da quelle auspicate dal fornitore (e forse anche dal funzionario dell’agenzia). La proposta iniziale richiamata negli scambi mail parlava di 72 milioni di mascherine in sei mesi, a 44 centesimi l’una. Sulla piattaforma che registra i contratti compaiono invece appena 10 milioni di dispositivi, e si tratta peraltro solo di una prima proposta.
Comed insiste e prepara quindi un piano integrativo da 20 milioni di Dpi nel primo trimestre e altri 20 nel successivo, ma agli atti non c’è una conferma scritta di Invitalia che trasformi quella offerta in un affidamento. Anzi, alla fine l’affare si riduce ancora: da 10 a 6 milioni di pezzi.
LA COMMESSA
La commessa viene formalizzata per mascherine chirurgiche di Tipo II, 41 centesimi ciascuna, valore complessivo 2, 46 milioni di euro. Le consegne sono distribuite tra giugno e agosto, in 11 tranche: dieci da 550 mila pezzi e l’ultima da 500 mila.
Il funzionario delle Risorse umane di Invitalia, da questo momento in poi, sparisce dai radar e nemmeno la Guardia di Finanza lo incrocia più nelle trattative, com’è giusto che sia. Resta però la testimonianza del caos organizzativo dove ciascuno, per spirito di servizio o bramosia personale, ha cercato di andare oltre per accaparrarsi un posticino al grande banchetto della pandemia.