Il caso monta dopo la pubblicazione di alcune telefonate di Sigfrido Ranucci. Non bastavano le polemiche sull’attentato che il conduttore di Report ha subito qualche mese fa. E neppure quelle sulle inchieste del suo programma. Perché ora, dopo che La Verità ha riportato sul sito gli audio delle sue conversazioni telefoniche, la destra insorge.
«Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria» dice Ranucci in un’intercettazione. «È da dentro che si fanno le battaglie» aggiunge. Per i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Vigilanza Rai, «si tratta di affermazioni pesantissime fatte da un dirigente contro la sua stessa azienda, che gettano ombre inquietanti sulla Rai. Dinanzi a queste dichiarazioni» chiedono «delle due l’una: o Ranucci esce allo scoperto e denuncia pubblicamente la presenza della massoneria e della criminalità organizza in Rai, oppure l’azienda deve tutelarsi da queste accuse infamanti e gravemente lesive della sua immagine, intervenendo contro il conduttore».
Anche per i colleghi di Vigilanza di Forza Italia, «il suo metodo è sempre quello dell’allusione generalizzata che, del resto, impiega abbondantemente nella sua attività televisiva. Ma ci dica, a questo punto, chi sono i massoni ed i mafiosi all'interno della Rai. O si fanno riferimenti precisi, oppure si dimostra, una volta di più, che il metodo Ranucci è quello di accusare tutti facendo dei polveroni, così come abbiamo visto in decine e decide di servizi delle sue trasmissioni in questi anni. È un metodo inaccettabile». Per il senatore della Lega Giorgio Maria Bergesio, anche lui componente della bicamerale che vigila sulla Rai, «l’azienda ha l’obbligo di adottare subito i provvedimenti necessari per proteggere il decoro della Rai e il lavoro delle migliaia di professionisti».
Critiche vengono anche da Unirai Figec: «Se si trattasse di affermazioni prive di riscontri, allora risulterebbero offensive nei confronti delle migliaia di lavoratrici e lavoratori Rai che ogni giorno svolgono con serietà e onestà il proprio servizio». Sul futuro di Report, prima che esplodesse il nuovo caso, era intervenuto l’ad Rai Giampaolo Rossi in un’intervista su Milano Finanza. «Abbiamo attivato il comitato etico» spiegava Rossi «come strumento previsto per analizzare quello che sta avvenendo» e anche «per verificare che i materiali e le inchieste di cui si sta parlando in questi giorni non abbiano avuto impatti sul ruolo di servizio pubblico». «Report» aveva sottolineato «è un format della Rai» ed è «per noi un patrimonio editoriale da mantenere. Quindi Report va avanti perché è un brand Rai, è sempre esistito e continuerà a esistere anche dopo, a prescindere da chi lo conduce e dagli amministratori delegati».