"Complimenti per il timing. Mentre Kyiv brucia sotto i missili russi. Manco Vannacci". Le parole del senatore del Partito democratico Filippo Sensi sono il primo, durissimo commento alla intervista di Angelo Bonelli sul Foglio in cui il deputato di Alleanza Verdi e sinistra si schiera apertamente con Giuseppe Conte.
Il leader dei 5 Stelle, assicura Bonelli, "è stato premier, ha senso dello stato e sa che quando si governa un paese bisogna difenderlo, attacchi cibernetici e condizionamenti compresi. Fossimo al governo, saremmo i primi a difendere gli interessi dello Stato di fronte a minacce provenienti da Putin, come lo faremmo dai condizionamenti delle piattaforme Maga americane". Un bell'endorsment, non c'è che dire.
"Basta armi all'Ucraina", afferma ancora, senza remore, il leader rossoverde, sposando una causa che crea non pochi imbarazzi al Nazareno. La segretaria dem Elly Schlein, sul tema, è sempre stata piuttosto vaga, sfuggente, a tratti criptica, divisa tra un sentimento più filo-europeo e pro-Ucraina (interpretato dai riformisti dem) e una pancia decisamente più critica, se non addirittura filo-russa. Il sostegno a Kiev dal punto di vista elettorale paga poco e potrebbe pagare ancora meno in vista delle elezioni politiche. Ecco spiegata la strategia della fuga di Elly, che ha portato alla rottura con Pina Picierno, vicepresidente dell'Europarlamento scappata da Carlo Calenda. Che anche Bonelli ora acceleri contro le armi a Zelensky potrebbe rappresentare un grosso problema per il Pd, trascinando il Campo largo verso derive sempre più massimaliste.
"L'Europa deve costruire una propria politica estera e una difesa comune, ma la corsa al riarmo è una follia - stigmatizza Bonelli sul Foglio -. Non possiamo continuare ad alimentare una spirale che sottrae risorse a sanità, scuola, ricerca e lotta alla crisi climatica. L'Italia è già una delle principali potenze militari e l'Europa spende più di Cina e Russia: il problema non è comprare più armi, ma coordinare ciò che già esiste e rafforzare il diritto internazionale".
Pacifista o populista? "Dopo oltre quattro anni di guerra, continuare a puntare esclusivamente sulla soluzione militare non porterà alla vittoria dell'Ucraina - ricorda ancora il sodale di Nicola Fratoianni -. L'Europa deve assumere un ruolo politico e diplomatico per fermare il conflitto e ricostruire il diritto internazionale, applicando gli stessi principi a tutti, dalla Russia a Israele, senza doppi standard". Fermo il no all'obiettivo del 5% del Pil per la spesa militare. Bonelli lo definisce "un impegno insostenibile sul piano economico e sociale, assunto dal governo senza alcun passaggio parlamentare. Le priorità del Paese sono altre: salari, sanità pubblica, scuola, ricerca, transizione ecologica e sicurezza energetica".
Dopo aver ribadito di essere d'accordo con Conte sul fatto che al momento non esiste una "minaccia russa" (lo aveva già detto sempre al Foglio non più di un paio di settimane fa), l'Angelo verde crea un altro bel grattacapo alla Schlein: "Prima del leader viene il programma", sottolinea, mentre le primarie "non sono la strada più giusta" per individuare il candidato del centrosinistra, ribadendo la necessità di costruire un patto chiaro con gli italiani sui contenuti. Ed è proprio sui contenuti che Schlein si troverà a dover fare i conti con l'ala rossa della coalizione. La segretaria forse potrà anche trovare un accordo, spostandosi ulteriormente a sinistra. Ma cosa faranno gli elettori dem che ancora si illudono di votare per un partito moderato e affidabile sul piano internazionale?