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Odio rosso contro la destra, le cifre inchiodano chi vota a sinistra: ecco i più insultati

di Pietro Senaldi lunedì 3 agosto 2026

3' di lettura

Chi rispondeva alle critiche con l’aforisma “molti nemici, molto onore”? Sì, proprio lui, Benito Mussolini. Chissà se la riflessione è venuta in mente a Roberto Vannacci... Il monitoraggio realizzato da Arcadia, in esclusiva per Italpress, sul sentimento che emerge dai social rispetto ai leader, registra che il generale è il politico che ha visto più esplodere l’odio della rete contro di lui a luglio. Per il fondatore di Futuro Nazionale le interazioni e i commenti negativi sono aumentati del 67% in un mese, forse complici anche i video realizzati con l’intelligenza artificiale che lo vedono vestito da centurione romano mandare a morte i rivali politici.

IL GENERALE
Questa performance che, in una politica sempre più polarizzata, rischia di essere una benedizione più che una condanna, ha una chiave di spiegazione nell’effetto novità, visto che il fenomeno del generale è riesploso mediaticamente nelle ultime settimane, ma anche nella collocazione politica del generale. Sono infatti i leader di centrodestra e di destra i bersagli preferiti dell’odio social: occupano quattro delle prime cinque posizioni nella classifica che registra l’aumento degli attacchi web. Dietro il generale c’è infatti Giorgia Meloni (+49%), seguita da Elly Schlien (+41%), Matteo Salvini (+30%) e Antonio Tajani (+9,9%).

Se si passa dall’incremento al valore assoluto, la situazione non cambia di molto: la premier è la più odiata, con il capitano leghista secondo, Giuseppe Conte ed Elly Schlein terzi e quarti e il generale quinto. A fare la differenza in questo caso sono il numero di interazioni, che naturalmente è tanto più superiore quanto più si è attivi sui social (il trio Meloni-Vannacci-Salvini è nell’ordine quello che figura sul podio delle visualizzazioni). Pesa anche il fatto di avere responsabilità di governo e di gestire forze politiche di una certa rilevanza: questo spiega perché Schlein e Conte sono più criticati degli improbabili Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, usi a riempire la rete di post lunari. Curioso il caso di Carlo Calenda, il politico più polemico e sprezzante dell’emiciclo, che nonostante il gran daffare - è risultato il più prolifico su X con 145 post in un mese, oltre quattro al giorno - è solo sesto nell’elenco dei leader più criticati. Perché se lo filano in pochi o perché ci azzecca spesso? Buone entrambe, più la prima della seconda.

Lo studio di Arcadia pone l’accento anche sul tema delle visualizzazioni complessive registrate dai leader. Se fossero il parametro del consenso, certificherebbero il trionfo del centrodestra e della destra, visto che la somma dei risultati di Conte (35,9 milioni) e Schlein (28,4), non arriva alla metà di quelle di Meloni (120,4) ed è ampiamente sotto quelle di Salvini (72,8), con Vannacci terzo a quota 48,6. Ma la domanda che forse deve maggiormente far riflettere, visto che ci avviamo verso un anno di campagna elettorale caratterizzato dalla tensione tra elettorati e partiti e dagli attacchi agli avversari politici più che dalla ricerca e conseguente proposta di programmi di governo efficaci è se la collocazione politica dell’utente del web sia discriminante per la su aggressività sui social.

La premessa da farsi è che la tendenza alla polarizzazione affettiva, che privilegia la fede e quindi la difesa a oltranza dei propri paladini alla riflessione e quindi alla considerazione anche delle ragioni dei rivali politici, è ormai elevata in entrambi gli schieramenti.

LA RICERCA
La risposta è che, secondo un recente studio dell’Università La Sapienza di Roma e dell’IRCCS Santa Lucia, uno dei principali centri italiani di neuro scienze, le persone attive sui social che si identificano con i partiti di sinistra mostrano mediamente una maggiore aggressività e un più alto grado di pregiudizio nei confronti dei politici dello schieramento opposto. Naturalmente questa non è una differenza ontologica ma è il frutto dell’indottrinamento che i partiti di riferimento esercitano su di loro e del modo di questi di far politica, criminalizzando l’avversario e attaccandolo, anche pretestuosamente, a ogni occasione.

Chi semina vento, raccoglie tempesta. Questo non lo diceva Mussolini bensì Osea nella Bibbia, mettendo in guardia chi alimenta tensioni, perché finisce per subirne le conseguenze peggiori. Almeno così disse il profeta.

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