Esiste una ricetta magica per raccogliere il plauso di Elly Schlein ed è quello di proporre una nuova tassa soprattutto se europea. Anche se lo fa la destra. Non rischi critiche ma ti verrà detto che devi farlo subito a livello nazionale. Ed è appunto la risposta della segretaria del PD all’iniziativa di alcuni ministri dell’economia che hanno chiesto al Commissario europeo al clima (sì, lo so, fa ridere ma tant’è) una “soluzione europea” al problema. E la soluzione è ovviamente una tassa sugli extra profitti delle compagnie. La cosa non riguarda chi produce elettricità che sul tema ha già dato con un aumento dell’IRAP. Bensì i petrolieri. Che per carità stanno facendo un sacco di soldi. Lo vediamo tutti il prezzo alla pompa. Nell’immediato il governo conferma la riduzione delle accise.
Ma sono spiccioli. Ed hanno l’utilità della borsa del ghiaccio in testa quando si ha la febbre. Ma mettere una sovrattassa sugli extra profitti è una sciocchezza. Sarebbe sicuramente inutile dal punto di vista del gettito. Vari governi in passato hanno provato a varare le cosiddette Robin Hood Tax. Ed in più di un’occasione la Corte Costituzionale le ha dichiarate incostituzionali a partire dal 2015. Ma nel confermare l’illegittimità di questi prelievi la suprema corte ha addirittura sancito il principio che se per caso qualcuno questa tassa incostituzionale l’ha pagata non ha diritto al rimborso. È facile quindi prevedere che il comportamento delle compagnie potrebbe essere quello di non pagare e poi vedersela in tribunale a meno che il prelievo non fosse simbolico e quindi inutile. Ecco perché il governo prova, comunque sbagliando, ad aggirare la questione chiedendo l’imposizione della tassa a livello UE.
Toppa peggiore del buco. Perché le tasse le mettono coloro che noi votiamo. “No taxation without representation” dicono gli americani. Se quindi serviva un’argomentazione minimamente razionale per confutare quanto torto avesse Elly Schlein, e non ci voleva molto, eccola servita. Ma pensare di risolvere il problema del costo della benzina mettendo una tassa in più è sbagliato anche per un altro motivo. Noi nel serbatoio non mettiamo il petrolio, ma la benzina e il diesel. Che sono prodotti raffinati ottenuti dal petrolio. Il greggio, da solo, non muove le auto né i camion. Serve un processo industriale – la raffinazione appunto – che trasformi il barile di petrolio in prodotti finiti. Sappiamo che da tre barili di petrolio se ne ottengono approssimativamente due di benzina e uno di diesel. Questo rapporto consente agli esperti di misurare quanto è remunerativo raffinare il petrolio. L’indicatore si chiama crack spread 3-2-1. Misura approssimativamente il margine lordo che una raffineria ottiene trasformando tre barili di greggio in due barili di benzina e uno di gasolio/diesel. Quando questo margine è elevato – come è accaduto in diverse fasi degli ultimi anni, superando anche i 30 dollari al barile – raffinare diventa redditizio. Oggi è addirittura a 70. Quasi il massimo negli ultimi cinque anni. Ma non è tassando le raffinerie che risolvi il problema. Caso mai dovremmo ragionare sul perché oggi raffinare il petrolio è tornato così conveniente. E qui noi paghiamo un errore strategico devastante: la chiusura delle raffinerie. Dal 2009 a oggi l’Italia e passata da circa 16 impianti di raffinazione a poco più di una decina ancora operativi in modalità tradizionale. Il vero collo di bottiglia è diventato quindi la raffinazione del petrolio.
Ed in questi giorni il problema si sta acuendo grazie ad attacchi mirati con cui l’Ucraina sta distruggendo la capacità russa di raffinazione del petrolio. E non consideriamo la circostanza che nei prossimi mesi le raffinerie americane dovranno ridurre i loro livelli produttivi perché diminuirà il petrolio importato dal Canada a causa di operazioni di manutenzione straordinaria. Concludendo: (1) nell’immediato non dobbiamo mettere nuove tasse neppure agli odiati petrolieri e ai raffinatori; (2) sempre nell’immediato dobbiamo diminuire le accise quanto più possibile per abbassare il prezzo alla pompe; (3) e sempre nell’immediato dobbiamo tornare ad aprire nuove raffinerie dopo averle chiuse in ossequio al rispetto della religione del Green Deal. Tanto la sinistra dopo essersi ricreduta sul woke si ravvederà pure su questo. Accetto scommesse.