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Niente sicurezza sul lavoro: scandalo alla Festa Pd

di Simona Pletto lunedì 24 agosto 2026

3' di lettura

Cappellini in testa al posto dei caschetti, sega in mano e torso nudo. Muletti guidati in abbigliamento da piena estate, persone al lavoro attorno ai mezzi e ai carichi, scarpe antinfortunistiche apparentemente sostituite da calzature ginniche o aperte. E poi bancali tagliati, in almeno un caso, su carrelli della spesa trasformati per l’occasione in improbabili banchi da lavoro. Se questa è la prova generale della sicurezza, alla Festa dell’Unità di Modena il sipario si è alzato un po’ troppo presto. Le fotografie, ed è forse questo il dettaglio più singolare, non arrivano da un blitz degli ispettori per la sicurezza sul lavoro né da un obiettivo appostato dietro la rete del cantiere. Sono state pubblicate sui canali social della stessa manifestazione, in allestimento nell’area di via Divisione Acqui, accanto al Palasport. Immagini nate per celebrare l’impegno dei volontari e finite invece per sollevare un caso: quello delle condizioni di sicurezza durante il montaggio delle strutture della festa provinciale del Pd, iniziata il 20 agosto e in programma fino al 13 settembre, sotto il titolo — preso in prestito da Franco Battiato — “Questo sentimento popolare”.

PRECAUZIONI ASSENTI
Un sentimento popolare, appunto. E, a giudicare da certe immagini, anche piuttosto spartano. Perché attorno alle grandi strutture metalliche, alle cucine, alle pedane e ai materiali da movimentare, le precauzioni che ci si aspetterebbe in un’attività di questo tipo sembrano, almeno nelle fotografie, essersi prese una pausa estiva. Il volontariato è una cosa seria, naturalmente. E proprio per questo non può diventare una zona franca dalle regole. La buona volontà non è un dispositivo di protezione individuale. E la passione politica, per quanto ardente, non protegge un piede dalla caduta di un carico. Qui sta il punto politico, prima ancora che tecnico. Il Pd, a ogni tragedia sul lavoro, è tra i primi — spesso giustamente — a chiedere più controlli, più ispettori, più rigore, più cultura della prevenzione. La sicurezza dei lavoratori è una bandiera sventolata nelle piazze, nei convegni e nelle campagne elettorali. Poi però, quando il cantiere è quello di casa, la bandiera rischia di impigliarsi in un carrello della spesa usato come banco da lavoro. Il principio, evidentemente, cambia prospettiva: severissimi con gli altri, assai più distratti con i propri volontari. E l’ironia della vicenda non finisce qui. Il 28 agosto, nel programma della Festa dell’Unità, è attesa Maria Cecilia Guerra, già sottosegretaria al Lavoro nel governo Draghi, chiamata a discutere proprio di lavoro e caporalato.

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Un’esponente che si occupa di lavoro ospite di una festa il cui allestimento è finito sotto accusa per le condizioni di sicurezza: diciamo che l’ordine del giorno offre uno spunto di conversazione già pronto. Prima il dibattito sul lavoro, magari, e poi un’occhiata alle scarpe. Inevitabili le polemiche. Per il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Giovanni Bertoldi. «Proprio il Pd, che a parole parla tanto di sicurezza sul lavoro», attacca. E rincara: «Quello che vediamo dovrebbe portare a un intervento celere degli organi competenti, ma prima di tutto del partito e del responsabile della sicurezza e della festa». Per Bertoldi, al di là della «buona volontà dei volontari», apprezzabile e indiscutibile, «per allestire un cantiere di quelle dimensioni servono professionisti che coordinino i lavori e facciano rispettare le regole. Altrimenti la sicurezza resta solo uno slogan buono per i salotti o le conferenze stampa». La Festa e il Pd modenese, interpellati sulla vicenda, hanno scelto finora la strada del no comment. Una risposta che, in questo caso, lascia un vuoto difficile da ignorare. Anche il silenzio, in un caso simile, si rivela una pessima protezione.

FORZA ITALIA ATTACCA
A chiudere il cerchio è Antonio Platis, responsabile regionale di Forza Italia in Emilia -Romagna. «Sorprende la superficialità, o forse l’arroganza, con cui il Pd provinciale ha mostrato le foto dei suoi volontari al lavoro senza presidi di sicurezza», afferma. «La tutela dei lavoratori va portata avanti sempre. Mi chiedo cosa ne pensi anche Maria Cecilia Guerra, invitata alla Festa dell’Unità proprio per parlare di lavoro e caporalato». La domanda, alla fine, è semplice e forse persino banale. Quanti piccoli cantieri sono stati fermati, quanti imprenditori edili richiamati, quanti proprietari di casa sanzionati perché mancava un casco, una scarpa adeguata, un cartello, una protezione? Ed è giusto che accada, quando le norme vengono violate. La sicurezza non può essere facoltativa. A meno che il cantiere non sia quello della festa di casa: lì, evidentemente, anche un cappellino rosso può diventare un dispositivo di protezione politica. Finché non cade qualcosa dall’alto, s’intende.

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