Ma chi è, Ranucci o il Messia? «Insieme», ha annunciato dal pulpito di Florinas, «cercheremo di migliorare questo mondo governato da esseri mostruosi». Nel retropalco, immerso nell’entroterra sassarese, Sigfrido ha moltiplicato spaghetti e vongole (già sgusciate), però il prodigio ce l’ha riferito una fonte squalificata dal mirto quindi chissà. Di certo Sigfrido s’è messo in testa l’idea meravigliosa di entrare ufficialmente in politica, dove ufficiosamente c’è già da anni. Ranucci, tra una tappa e l’altra del tour estivo (di fatto dei comizi), l’altra sera ha dichiarato che «ci sono imprenditori pronti a finanziare la battaglia per la libertà di stampa e aiutare i colleghi esterni con centinaia di migliaia di euro».
Una fonte romana più attendibile ci ha riferito due scenari intrecciati: primo, Sigfrido vuole portare Report fuori dalla Rai. Secondo: lo vuole usare come megafono per la sua campagna elettorale, ed era la volontà dell’amico fraterno Lavitola. Conte brama Sigfrido come feticcio anti-destra (ieri sera a “In Onda” Conte ha negato, ma è sembrata tattica) e vorrebbe accelerare per non farselo scippare da Avs che ospiterà il giornalista il 9 settembre alla festa di partito: dopo Soumahoro e la Salis, la Bonelli&Fratoianni avrebbe il nuovo portento. E però Ranucci, ce lo dice la stessa fonte romana, in delirio di onnipotenza potrebbe decidere di allestire un proprio movimento, impresa ardimentosa ma «gli imprenditori pronti a finanziare» - torniamo alle dichiarazioni di Sigfrido – potrebbero renderla possibile. «D’altronde», sottolinea la fonte, «Santoro alle Europee ha preso il 2%, e Ranucci si crede nettamente superiore».
L’ORGANIZZAZIONE
La lista del tele-tribuno si chiamava “Pace Terrà Dignità”, e noi per mesi l’abbiamo confusa con “Pane, amore e fantasia”. Quella di Ranucci, suggerimento non richiesto al segugio investigativo, potrebbe chiamarsi “Insieme per Lavitola”, “Sigfrido il Censore”, “Clesio Gomes Tavares&Friends”, un po’ lungo ma occhieggiante agli africani in Italia. Comitato elettorale al ristorante Il Cefalù e il noto mollusco come simbolo sulla scheda elettorale.
Sigfrido ha terminato l’esibizione nel Sassarese a metà tra candidato in pectore e Miss universo: «Grazie Sardegna, la speranza di consegnare alle future generazioni un mondo migliore parte anche da qui». In lista, quella di Ranucci oppure ospitati da altri partiti – Elly è alla finestra (da cui spera di non essere defenestrata) – potrebbero finire alcuni inviati di Report che minacciano «di abbandonare il programma in assenza di un ripensamento della Rai sulla sostituzione di Ranucci». Primo: in caso di abbandono il mondo andrà avanti, pur a fatica. Secondo: non era mai accaduto, se non nel Soviet di Rai 3 – te la do io Tele-Meloni – che inviati e redattori pretendessero di scegliere conduttori, direttori o linea editoriale, e qui si torna al punto del “se non vi sta bene nessuno vi incatena”. Prima bisogna trovare qualcuno che corrisponda gli stessi stipendi.
Intanto l’assemblea dei giornalisti ha annunciato lo stato d’agitazione: «Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto espressione del servizio pubblico».
Nessun altro sarebbe in grado di allestire una puntata su uno sconosciuto che sette anni prima aveva chiesto un selfie alla Meloni, la quale doveva sapere che quel tale aveva precedenti penali. A peggiorare la situazione, la senatrice contiana Barbara Floridia: «Il rischio è non riuscire ad andare in onda il l’8 novembre. Se la Rai conferma l’assetto deciso dall’alto, gli inviati hanno detto che se ne andranno in blocco, e senza di loro Report semplicemente non esisterà più». Sarà lutto nazionale.