Vista da New York, l'Italia che tra poche ore saluterà il record assoluto di permanenza di un premier a Palazzo Chigi è un Paese migliore. E il merito è tutto di Giorgia Meloni, con buona pace di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e della gran cassa dei commentatori di sinistra più disfattisti.
La riflessione, da leggere, è quella di Katrin Bennhold sul New York Times, secondo cui a chi si domanda cosa potrebbe accadere se in Europa vincessero "le destre", da Marine Le Pen in Francia a Alice Weidel e AfD in Germania, risponde semplicemente: guardate cos'è successo a Roma.
Nell'intervista di Roger Cohen alla Meloni, sempre sul NY Times, la premier chiariva ancora una volta un punto centrale: "Non mi piace l’idea di un’Italia subalterna" e che "non corre dietro agli altri". Una Italia "protagonista, e che questo possa portare benefici a tutta l’Europa".
Il segno di un Paese affidabile, un punto fermo in una diplomazia internazionale sempre più impazzita e fragile. E in grado anche di dettare la linea, come sull'immigrazione. Non è un caso che la linea-Meloni abbia convinto tanti paesi in Ue ad abbracciare una linea più dura e rigorosa sui rimpatri, e non solo quelli guidati da forze di centrodestra.
Ci sono poi i legami instaurati con l'Africa grazie al Piano Mattei, i rapporti molto franchi con Donald Trump e quelli altrettanto diretti con la Cina. Secondo il NY Times, la riduzione della dipendenza da Pechino per le materie prime critiche dimostra la "forza, il peso e la capacità" dell'Italia di trovare il proprio posto nel mondo, segnando la via per la nuova destra europea.