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Emma Bonino, vogliono trasformarla in una anti-Meloni

di Annalisa Terranova domenica 13 settembre 2026

3' di lettura

Quando muore un personaggio politico importante, e Emma Bonino indubbiamente lo è stata, ognuno prende di quella personalità il pezzo più confacente alla sua sensibilità, o quello più lontano. Per omaggiare, per criticare. Impossibile impedire questo fenomeno, questa valanga interpretativa che spesso diviene sciatta e incivile, sui sociale ovunque imperversi il ricordo dello scomparso o in questo caso della scomparsa.

Non aveva torto Voltaire a dire che «ai vivi si devono dei riguardi, ai morti soltanto la verità». E chissà se la stessa Emma Bonino avrebbe apprezzato gli elogi eccessivi mescolati alla melassa della retorica. Anticonformista ma sempre avvinta al potere, e anche questo è stato scritto. E poiché oggi c’è una donna al potere, la prima donna a Palazzo Chigi e che arriva da destra, non hanno resistito alla tentazione di leggere la carriera politica di Emma Bonino come quella che avrebbe anticipato i successi di Giorgia Meloni. Emma prima di Giorgia, ma allora prima ancora c’è stata Nilde si potrebbe obiettare e ancora prima le madri costituenti. In una catena infinita che avrebbe il solo scopo, se sciorinata, di minimizzare l’evento storico di una prima donna premier in Italia.

LA TENTAZIONE

Insomma la tentazione (articolo di Flavia Perina su La Stampa) è stata quella di dare il premio alla donna che avrebbe sfondato il soffitto di cristallo per prima a Emma, non a Giorgia. Emma che fece la sua campagna per il Quirinale con un manifesto provocatorio: “Emma, finalmente l’uomo giusto”. Solo en passant ci viene in mente la polemica sul fatto che Giorgia Meloni si fa chiamare “il” presidente recando oltraggio al vocabolario femminista secondo le neosuffraggette a custodia del linguaggio bene orientato, mentre per quel manifesto a Emma viene perdonato ciò che si imputa a Meloni a ogni piè sospinto. Ma del resto Emma, come Giorgia, riteneva che le quote rosa fossero una grande fesseria, particolare chissà perché scomparso dalle apologie in sua memoria. Pure, fu una sua battaglia anche quella contro le donne trattate come “riserva indiana”.

Proprio quello che pensa anche Giorgia, e che pensa anche una esponente ex-Msi come il sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone che ha voluto dedicare a Bonino un ricordo incentrato sulla comune lotta alle quote e per la prevalenza del merito. Torniamo a quella campagna per il Quirinale: parecchie anche le firme da destra per sostenere Emma, tra cui quelle di Franco Cardini e Vittorio Feltri, di Indro Montanelli e Eugenia Roccella. Era il 1999.

Ma Emma prese 15 voti. Francesco Rutelli, in una intervista al Corriere, afferma che se si fosse votato il presidente della Repubblica con l’elezione diretta la partita per Bonino sarebbe stata diversa, forse addirittura vincente. Eppure il massimo dei voti conquistati dalla lista che portava il suo nome fu l’8,5% alle Europee (sempre del 1999). Questo per dire quanto il popolo fosse disposto a seguirla.

VIA L’AUREOLA

E allora togliamo l’aureola che lei stessa non avrebbe voluto, soprattutto se viene posta sul capo della Bonino per farne una sorta di anti-Meloni. Abbiamo già la loquace Alessandra Moretti che dice che Meloni dovrebbe andare a lezione da Bonino sui diritti. Che dire: anche la sinistra dovrebbe andarci allora. Per la strenua difesa di Israele, per la denuncia puntuale della condizione femminile sotto i regimi islamici così trascurata oggi dalle donne progressiste, per avere riconosciuto il diritto all’uso della forza contro il pacifismo neutralista. O l’aureola vale per la Bonino tutta intera o meglio levarla di mezzo.

Dopo l’11 settembre Bonino mise in guardia contro il pericolo del fondamentalismo islamista. Lo fece anche Oriana Fallaci. A quest’ultima la destra ha perdonato il suo essere a favore dell’aborto. A Bonino no. Paradossalmente, viene imputata a lei anche la crisi della famiglia a causa del divorzio. Eppure su aborto e divorzio ci sono stati referendum che hanno dato un responso chiaro. Una cosa la politica non ha capito: se fai la morale agli italiani loro si ribellano e la fanno ai politici. E non si sa allora chi finisce per primo dietro la lavagna. Meglio lasciar perdere.

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