«Finirà 50 per noi, 35 per la sinistra e 15 per Vannacci». Sono vaticini, previsioni degli esperti, non sondaggi, la cui divulgazione è vietata a pochi giorni dal voto. I generali del centrodestra sul territorio sono convinti che, nella circoscrizione di Reggio, Fabio Roscioli, il candidato del centrodestra in quota Forza Italia, ce la farà a passare indenne per lo Stretto delle urne e approderà a Roma. Gli elettori del collegio che si sviluppa intorno alla città, domenica e lunedì, sceglieranno il sostituto in Parlamento di Francesco Cannizzaro, l’azzurro che ha lasciato la Camera per tornare in Calabria, ad amministrare il capoluogo che guarda in faccia la Sicilia. Vittoria quindi? Se dovesse andare così, di sicuro. Ma quel potenziale 15% del quale è accreditato Domenico Giannetta, il candidato del generale, già capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale e passato a Futuro Nazionale perché si ritiene non sufficientemente valorizzato dal centrodestra, non sarebbe un dato banale. Quattro mesi fa Cannizzaro è diventato sindaco di Reggio con il 65%, sbaragliando Donato Battaglia, il candidato del centrosinistra, fermo sotto il 25%. Se le previsioni degli esperti di numeri fossero giuste, lunedì sera si constaterebbero, grossolanamente, due migrazioni. La prima registrerebbe che tutti i consensi del generale arrivano dalla maggioranza di centrodestra; la seconda che il dieci per cento raccolto a primavera dalle liste civiche indipendenti si è trasferito sul candidato del campo largo, il cardiologo Frank Battaglia.
I SONDAGGI
Ma è davvero così importante il voto sullo Stretto? Dipende dai punti di vista. Roberto Vannacci lo ha caricato di significato perché è il primo, e ultimo, vero test elettorale della sua creatura in proiezione Politiche 2027, dopo la mezza delusione rimediata nel voto amministrativo di maggio un po’ in tutta Italia. I sondaggi accreditano Futuro Nazionale tra il 7 e l’8% dei consensi, quindi alto, quarto partito del Paese, anche se l’ultima rilevazione di Antonio Noto, secondo la quale avrebbe perso un punto in poche settimane, ha messo di buon umore tutti nella maggioranza di governo. I voti nei sondaggi però salgono e scendono, il risultato delle urne invece resta scolpito. Così in Calabria, dove probabilmente supererà il dato medio nazionale, Vannacci si gioca la possibilità di appuntarsi al petto un dato reale di gran lunga superiore a quello effettivo fotografato dalle rilevazioni. Il dato è locale, ma il gioco è rivenderselo come assoluto, anche se tutti sanno che non è così, perché Reggio è città storicamente di destra, ancora prima dei moti rivoluzionari del 1970, un’insurrezione trasversale, tanto che il primo morto fu in iscritto della Cgil, che però il Movimento Sociale seppe intestarsi.
Il generale pertanto è volato in riva allo Stretto per un comizio nel quale ha radunato un migliaio di persone, tanti curiosi e altrettanti giovani, non necessariamente tutti fan. Il leader di Futuro Nazionale sa dove andare a cercare i voti per lui, infatti ha sparato a zero sul centrodestra, che governa città e Regione: “Loro (Roscioli) sono Barabba, noi (Giannetta) siamo Reggio Calabria”, ha sentenziato in una strana quanto pericolosa similitudine. Primo perché il sondaggio della vita lo vinse Barabba. Secondo perché il paragone implicito con Gesù Cristo è apparso a tutti fuori luogo; anche perché nessuno pensa che il leader di Futuro Nazionale punti al martirio, casomai al parricidio. Le guerre civili, si sa, sono le più sanguinose. Il fair play non esiste, il generale usa l’artiglieria pesante. I rivali del centrodestra sono definiti dal generale «espressione di una politica rancida». Più classe l’ha esibita Roberto Occhiuto, il presidente della Regione, di Forza Italia, confermato un anno fa con il 57% dei consensi, quindici punti in più del candidato del campo largo, l’europarlamentare ed ex presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. «Vannacci aggredisce uno spazio politico che c’è in tutta Europa», è l’analisi del governatore. «Ma cercheremo di dimostrare in queste suppletive che il centrodestra può vincere, se resta distinto dalla destra populista, e che può addirittura diventare più competitivo se dà forza alla sua parte più riformista e liberale, perché la politica non è aritmetica. Reggio può essere la bussola che indica alla maggioranza la strada delle alleanze per le Politiche».
LA STRATEGIA
È una sorta di strategia gandhiana da parte del centrodestra: non rispondere alle provocazioni, ignorare il più possibile il generale, tenere bassa la tensione. Al punto che Roscioli è venuto solo ieri sera in città, per il comizio finale in piazza Duomo; ed è stata solo la seconda volta dall’inizio della campagna elettorale. «Un romano a rappresentare i reggini», è l’accusa di Futuro Nazionale. A Occhiuto gli sfidanti rimproverano di aver dato via libera alla candidatura del tesoriere nazionale di Forza Italia per agevolarsi nella scalata al partito. Il prescelto però ieri ha fatto una buona figura: non vi sto prendendo in giro, mi candido per questi ultimi mesi di legislatura come anello di congiunzione tra la città e il governo, ma non mi ricandiderò qui, è stato il senso del discorso. Il messaggio è evidente: si chiede ai cittadini di confermare e rinsaldare l’asse che lega la città alla maggioranza di governo, con tutti i ricaschi positivi che la cosa comporta. «È un modo per portare il territorio a Roma», è lo slogan a sostegno del candidato azzurro, che nel comizio di ieri ha detto chiaramente: «La città merita di essere al centro della considerazione nazionale». Sottinteso: e io sono lo garanzia di questo. Uno degli strumenti è il Ponte, che la stragrande maggioranza dei reggini vuole e su cui il candidato ha promesso impegno massimo.
In realtà il voto non è su Roscioli ma sul sindaco Cannizzaro, che gli fa da scudo, ha chiesto ai reggini di scegliere il tesoriere azzurro «come atto di fiducia sulla mia persona e sulla mia amministrazione» ed ha avuto l’ultima parola anche nel comizio di ieri, che ha chiuso lanciando una bomba elettorale: «In arrivo 100 milioni per il nuovo porto». Un discorso all’insegna del «Vannacci ha sbagliato tutto», non può fare bene alla città e non la conosce, tanto che ha fatto parlare Domenico Furgiuele, un catanzarese della rivolta di Reggio, che fu proprio contro la scelta di Catanzaro come capoluogo. Affondo andato a segno. «Noi siamo la vera destra» è il ritornello di Vannacci. Ma, almeno a Reggio Calabria, non è proprio così. I colonnelli di Futuro Nazionale sono i primi a saperlo, tanto che prima di buttarsi sull’attuale candidato hanno tentato di arruolare Giuseppe Scopelliti, già sindaco e presidente della Regione. Lui sì un uomo di vera destra, segretario nazionale del Fronte della Gioventù quando ancora c’era il Movimento Sociale, personaggio totalmente riabilitato dopo le disavventure giudiziarie. In città vale da solo almeno il 15%. Arruolarlo avrebbe significato per Futuro Nazionale superare il 20% e far perdere il centrodestra, ma le proposte sono state rimandate al mittente.