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Elly Schlein, la mossa per fermare il fuoco amico: cosa può succedere il 2 ottobre

di Elisa Calessi venerdì 25 settembre 2026

3' di lettura

Non è ancora la “mossa” che molti invocano per uscire dall’angolo in cui Giuseppe Conte ha spinto il Pd, ma è qualcosa. Se non altro per evitare che a Conte si aggiunga il fuoco amico delle correnti del Pd. Elly Schlein ha convocato la direzione nazionale per il 2 ottobre. Il giorno prima della Leopolda, dove Matteo Renzi potrebbe annunciare il candidato riformista alle eventuali primarie, e, soprattutto, venti giorni prima delle due riunioni di corrente che segneranno il week-end dal 23 al 25 ottobre. La prima, quella più temuta al Nazareno, è quella di Montepulciano, convocata dal cosiddetto “correntone dem”, ossia le correnti di maggioranza che fanno riferimento a Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza. La seconda è l’assemblea nazionale di Libertà Eguale, associazione che riunisce riformisti di tutto il centrosinistra, dal titolo “Riformisti, un passo avanti” , a Orvieto il 24 e 25 ottobre.

CLIMA PESANTE
C’è da scommettere che da entrambe emergeranno anche osservazioni apertamente o velatamente critiche all’attuale linea del Pd. Del resto, è evidente che il clima nel Pd, specie nell’ultima settimana, si è fatto pesante. Chi si lamenta dello spazio eccessivo che viene lasciato a Conte, chi del fatto che ancora non si sa come e quando verrà scritto il programma, quando e se si faranno le primarie. Dubbi, dilemmi, lamentele che si concludono sempre con un «speriamo che Elly si muova». Per questo Schlein ha deciso, intanto, di convocare la direzione. Anche perché le faccende da decidere sono molte. E molte necessitano dell’unità del partito. Il che significa che le varie componenti sanno di avere, per un po’, il coltello dalla parte del manico. Bisogna scrivere un programma del Pd e stabilire una road map per definire quello della coalizione, fissare la data dell’assemblea nazionale e decidere quali modifiche dello statuto proporre (di sicuro quella per prorogare il mandato della segretaria che scade a marzo), bisogna decidere se fare le primarie e fissare una data e, se si fanno, nominare un comitato per il regolamento che lo scriva. Decisioni non facili e non scontate. Per esempio, per quanto riguarda la proroga del mandato, si discute - tra i dem - se la proroga debba essere transitoria o definitiva. E di quale durata. Se limitarsi a una formula generica per cui, in caso di elezioni nello stesso anno in cui scade il mandato del segretario, il congresso si tiene dopo le elezioni o se indicare più nel dettaglio dopo quanti mesi dal voto si debba tenere il congresso. Altro problema di cui si parla: se si fanno le primarie e Schlein dovesse vincerle, chi fa le liste del Pd?

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GARANTE
Perché, a quel punto, Schlein dovrebbe vestire il ruolo di garante di tutta la coalizione, dunque, a detta di alcuni, non potrebbe gestire le liste di un partito. Altra questione statutaria è se mantenere l’attuale norma (modificata da Pier Luigi Bersani nel 2012 per consentire a Renzi di partecipare) che permette a un secondo candidato del Pd di presentarsi alle primarie di coalizione o se modificarla, riportandola alla versione iniziale. Tutte decisioni su cui le correnti pretenderanno di trattare. E nella trattativa, metteranno sul tavolo due temi: le 37 deroghe necessarie a chi ha superato il limite dei tre mandati e i capilista. Intanto Rosy Bindi, l’altro giorno su La7, ha risposto al leader M5S sul programma. «Ascoltando il discorso di Conte (a Milano, ndr)», ha detto l’ex ministro, «mi sono chiesta: ha intenzione di non candidarsi più alle primarie? Perché, se ti candidi, devi dimostrare che sei in grado di fare sintesi dentro la coalizione. Se invece si partecipa ciascuno con il proprio programma e con i propri punti irrinunciabili, è evidente che chiunque venga eletto non sarà in grado di rappresentare tutta la coalizione. Se Conte ha intenzione di candidarsi alle primarie, deve dimostrare che non rappresenta solo il M5S». A proposito di primarie, poi, ieri Riccardo Magi, di +Europa, non ha escluso una sua partecipazione. «Sarebbe interessante una candidatura europeista e antiproibizionista». Quello che è certo è che nell’inner-circle di Schlein si è decisi a farle. «Noi non abbiamo paura del voto del popolo del centrosinistra, né del popolo italiano», ha detto Igor Taruffi.

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