"Gentile Presidente Meloni", si apre così la lettera che la deputata di Alleanza Verdi Sinistra Elisabetta Piccolotti ha scritto a Giorgia Meloni in seguito alle violenze che hanno colpito le strade di Milano nel fine settimana. Pubblicata sulle pagine di Repubblica, la missiva sembra essere un tentativo, neanche troppo mascherato, di distogliere l'attenzione dalle non poche responsabilità della sinistra per quanto accaduto nel capoluogo lombardo.
"Le scrivo pur sapendo in anticipo quale sarà la sua risposta. Siamo in campagna elettorale e lei continuerà ad insistere sulla presunta contiguità tra la sinistra e la violenza nelle piazze", dice Piccolotti. Secondo cui le violenze "non hanno alcuna elaborazione politica". Parole che, tuttavia, vengono smentite dai fatti. Dopo i disordini del weekend, su Instagram è nata la pagina "Movimento 17 ottobre", che, richiamandosi alle violenze di sabato scorso, ha annunciato manifestazioni ogni sabato "fino alla caduta di questo governo ladro". Sostenere che quei manifestanti non siano politicizzati significa mistificare la realtà.
"Questa non è la sinistra", scrive ancora Piccolotti. Ma è piuttosto evidente che i continui allarmismi lanciati proprio dagli esponenti della sinistra su un presunto ritorno del fascismo o sulla natura autoritaria del governo non fanno altro che fomentare odio. Odio che si traduce in violenze di piazza e scontri con le forze dell'ordine. Per questo, anche se Piccolotti sostiene il contrario affermando che le "violenze non sono figlie della sinistra, né di qualsiasi altra cultura politica di questo Paese", la sinistra dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie colpe.
Nella sua lettera, invece, la deputata di Avs, preferisce puntare il dito contro la destra e l'Esecutivo, contestando la strategia adottata in materia di sicurezza: "Il suo governo - scrive rivolgendosi a Meloni - ha dedicato alla sicurezza una quantità di decreti senza precedenti, dal decreto rave al decreto Caivano fino ai diversi decreti sicurezza, con nuovi reati e nuove aggravanti. Eppure è proprio durante il suo governo che nelle piazze italiane è comparsa una forma di protesta che prima non conoscevamo, del tutto nuova e molto più violenta. Pubblicamente non lo ammetterà mai. Ma almeno in privato dovrebbe interrogarsi sul fallimento di questo approccio. Più stringete le maglie, più la rabbia trova strade".