"Alzi la mano chi, da adolescente, non ha mai vestito i panni del truzzo, del caccaro, del cacirro, del paninaro o di qualsiasi altra forma di conformismo giovanile. O chi non ha almeno invidiato, qualche volta, chi riusciva ad attirare l’attenzione attraverso quel modo di apparire. Oggi li chiamiamo 'MARANZA', ma sono i nostri ragazzi, figli e figlie della società che abbiamo costruito e dei modelli che proponiamo.Non sto a far nomi di alcuni di loro che oggi sono artisti affermati e seguiti da giovani e adulti, ma la vera domanda da porci è: quali modelli offriamo ai giovani?". Un delirio. Grave, se pensiamo che a postarlo su Instagram è Simoh Kaabour, consigliere del Pd di Genova che si fa ritrarre con in mano un cartello che recita: "Je suis Maranza".
"Un immaginario che troppo spesso celebra il lusso, la ricchezza ostentata, il successo a ogni costo. Un sogno continuamente alimentato dai social, che diventa un incubo per chi non ha i mezzi per realizzarlo - si legge nel post su Instagram -. Non è un caso l’assalto di ragazzini a certi negozi. Con un pizzico di onestà, ripensando alla nostra adolescenza ritroveremmo la risposta. Ammetto che io stesso ho vissuto quel periodo, mai scaturito in chissà quale forma di violenza. E lo hanno gustato quasi tutti i miei coetanei amiche e amici. A questo ragionamento aggiungerei i modelli politici, quelli di chi condanna la violenza mentre normalizza un linguaggio aggressivo, razzista e sessista. Di chi, anziché educare, propone repressione, carcere e controllo sociale come risposta a ogni disagio".
E infine: "Siamo onesti: i giovani non crescono nel vuoto, ma sono lo specchio delle nostre contraddizioni. Condannare i reati è doveroso, ma se vogliamo prevenirli dobbiamo interrogarci sui modelli che proponiamo, sulle opportunità che neghiamo e sulle disuguaglianze che alimentiamo. Maranza non è sinonimo di delinquente o giovani con background migratorio, ne è un aggettivo negativo. È una formula di conformismo che vive il suo tempo, e come altre passerà crescendo. Ma sta alla società e a chi la governa cambiare ciò che offriamo loro, prima di cambiare i ragazzi".