La linea la dà lei, Ilaria Salis: «Solidarietà a Youssef Siher». La decisione del giudice per le indagini preliminari di Milano sulla convalida del fermo arriverà oggi, ma c’è una fetta dell’opinione pubblica che ha già scagionato il ricercatore in carcere con l’accusa di essere l’ideologo del “movimento 17 ottobre”. A guidare il gruppo, che comprende partiti del Campo largo e sindacati, c’è l’eurodeputata di Avs, che ieri su X si è scagliata contro «la repressione del governo» di cui Siher sarebbe vittima. «È stato dipinto a reti quasi unificate come la “mente” del 17 ottobre e sottoposto a una gogna mediatica dai toni fortemente razzisti e islamofobi», scrive Salis. A tirare le fila, naturalmente, sarebbe Palazzo Chigi. Per Salis, «Siher sembra incarnare soltanto il capro espiatorio ideale, il bersaglio di cui la propaganda governativa aveva bisogno per delegittimare le proteste e scoraggiare la partecipazione popolare».
La deputata europea si porta dietro l’ala movimentista del M5S più vicina ai pro-Pal, incarnata da Stefania Ascari, che su Facebook pubblica le prime pagine dei «giornali italiani servi del potere» che hanno riportato la notizia dell’arresto di Siher (compreso Libero). Anche lei usa l’espressione «capro espiatorio»: il ricercatore è il colpevole perfetto per assecondare «una narrazione politica. Il disegno è evidente: utilizzare un singolo individuo per criminalizzare un intero movimento e spostare l’attenzione dai problemi reali del Paese». E in questo un ruolo decisivo, a suo dire, lo giocherebbero i giornali “di destra”: «Tutto pur di non dare risposte a cittadine e cittadini».
LE RIVENDICAZIONI DEL SINDACATO
La novità di ieri è che nella piattaforma di rivendicazione dello sciopero generale di venerdì prossimo indetto dall’Unione sindacale di base - Usb - c’è anche la sorte di Youssef Siher. La mobilitazione, infatti, «ha tra i suoi temi anche quelli della repressione». E l’esempio di Siher, scrive l’Usb, «è emblematico: malgrado non ci sia alcun elemento riconducibile ad alcun reato, si è proceduto con l’arresto.
Semplicemente Youssef è il capro espiatorio perfetto, per caratteristiche culturali e per una serie di elementi legate alla sua provenienza e alle sue battaglie». Da qui la «solidarietà e vicinanza a Youssef e alla sua famiglia» e l’appuntamento alla lotta di venerdì prossimo. Mobilitazione alla quale aderiscono i Giovani palestinesi: anche per loro Siher è un «capro espiatorio per distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi del carburante e del carovita e dalle naturali proteste che ne derivano». E anche per loro il burattinaio sta a Palazzo Chigi: «È palese la regia del governo Meloni» dietro l’«operazione di polizia» che poi ha portato al «vile linciaggio mediatico» che ha preso di mira Youssef. Per i Giovani palestinesi è tutta una «montatura: è ridicolo voler far credere che un movimento spontaneo che scaturisce dal malessere diffuso dei lavoratori, delle famiglie e delle nuove generazioni abbia una fantomatica “mente”». Si muove anche la comuniyà palestinese di Milano. Per Khader Tamimi, il presidente, il ricercatore «viene descritto come Osama bin Laden», ma è «una persona timida, calma e tranquilla. Non ho mai sentito un suo discorso aggressivo o che incitasse alla violenza». Poi c’è il fronte dell’università Statale di Milano, dove Siher si è laureato. Il relatore della sua tesi, la professoressa Elisa Giunchi, interpellata da Tgcom24 l’altro ieri ha preso le difese del ragazzo, definito «educato, riservato, timido, un idealista, non certo un agitatore di piazza». A suo giudizio, l’indagato «non è assolutamente un violento; tante cose che lui avrebbe detto sono state presentate in maniera distorta». Anche per la professoressa, Siher è stato «sottoposto a una gogna mediatica vergognosa» e per questo gli consiglia di agire penalmente contro chi l’avrebbe diffamato.
L’ALTOLÀ DELL’UNIVERSITÀ
Ieri, però, è arrivata la presa di distanza dell’università, dove Giunchi insegna al dipartimento di Studi internazionali, giuridici e storico - politici: «Opinione personale della docente in alcun modo attribuibile all’ateneo». Una puntualizzazione che suona come uno smarcamento rispetto alle affermazioni di Giunchi. Per il resto l’ateneo desidera «evitare qualsiasi commento in merito alla vicenda giudiziaria». Cosa che non hanno fatto né Giunchi, né i parlamenti di Avs e M5S e neppure l’Usb.