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SCOPERTE

Nek 6, un antitumorale
con grandi potenzialità

La molecola è stata individuata da un team di ricercatori italiani grazie all’utilizzo dei più recenti metodi di chimica computazionale. Sembrerebbe che la molecola sia in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali

15 Febbraio 2019

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Nek 6, un antitumoralecon grandi potenzialità

Ogni giorno in Italia sono mille le persone che ricevono la diagnosi di un tumore maligno. Sono i dati dell’ottava edizione di ‘I numeri del cancro in Italia’, dai quali emerge anche che il cancro rappresenta il 29 per cento di tutti i decessi, percentuale che lo colloca al secondo posto di questa triste classifica, subito dopo le malattie cardiovascolari, prime con il 37 per cento del totale. In particolare, i dati forniti dall’Istat indicano il carcinoma del polmone come prima causa di morte oncologica nella popolazione italiana, seguito dal carcinoma del colon-retto e dal carcinoma della mammella femminile. Il tumore dell’ovaio, al nono posto tra le forme tumorali, a fronte di un’incidenza relativamente bassa, rappresenta la principale causa di morte per tumore ginecologico.

La scoperta. La farmacologia antitumorale potrebbe però presto arricchirsi di nuovi strumenti terapeutici selettivi efficaci. La collaborazione multidisciplinare tra la facoltà di medicina e chirurgia dell’università Cattolica, Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli, e l’Istituto di chimica del riconoscimento molecolare (Icrm) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha portato infatti all’identificazione di una molecola in grado di inibire selettivamente l’attività della proteina-chinasi Nek6, bloccando in tal modo la proliferazione delle cellule neoplastiche.

Gli autori dello studio. La scoperta, pubblicata su Scientific reports, è frutto del lavoro dei ricercatori Marta De Donato, Benedetta Righino, Flavia Filippetti, Alessandra Battaglia, Marco Petrillo e Davide Pirolli, coordinati dal professor Giovanni Scambia, ordinario di Clinica ostetrica e ginecologica presso l’università Cattolicae direttore scientifico della Fondazione policlinico universitario Gemelli, dalla dottoressa Daniela Gallo, dirigente sanitario responsabile dell’unità di medicina traslazionale per la salute della donnae del bambino del Gemelli, e dalla dottoressa Maria Cristina De Rosa, responsabile Icrm, sede secondaria di Roma.

I commenti dei ricercatori. “Il nostro gruppo di ricerca si è occupato negli ultimi anni del ruolo della proteina Nek6 nel tumore dell’ovaio, dimostrando come elevati livelli di espressione nel tessuto tumorale si correlino con una prognosi sfavorevole e una scarsa risposta al trattamento di prima linea - spiega Gallo - Risultati simili sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in differenti tumori solidi. Sulla base di tali rilevanze cliniche e in considerazione del ruolo di Nek6 nella progressione del ciclo cellulare e nella crescita ancoraggio-indipendente, abbiamo ipotizzato che tale proteina potesse costituire un target interessante e promettente per nuove terapie antitumorali personalizzate”. “Grazie all’utilizzo dei più recenti metodi di chimica computazionale, che permettono di testare virtualmente milioni di composti al computer - prosegue De Rosa - abbiamo identificato una serie di molecole con putativa attività inibitoria per Nek6”.  “I composti così individuati sono stati quindi testati in vitro con differenti tecniche per la conferma dell’attività farmacologica e successivamente valutati su un pannello di linee cellulari rappresentative di differenti tumori solidi (polmone, colon, mammella e ovaio), dimostrando un’interessante attività anche in associazione a farmaci antineoplastici di comune uso clinico, quale il cisplatino" aggiunge De Donato, primo autore della pubblicazione scientifica.“Per l’università Cattolica il brevetto è stato conferito in gestione alla società Molipharma s.r.l, spin-off universitario della facoltà di medicina e chirurgia dell’ateneo, creato con l'obiettivo di valorizzare le competenze e le conoscenze presenti all'interno degli Istituti universitari. Il composto individuato rappresenta un capostipite per l’individuazione di molecole di potenziale sviluppo clinico per approcci terapeutici personalizzati in campo oncologico”, conclude Scambia. (MATILDE SCUDERI)

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