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Sanremo 2020, Rula Jebreal: "Ho dimostrato che le storie vere sono nazionalpopolari"

Marco Rossi
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Il monologo di Rula Jebreal sulla violenza contro le donne è al centro dell'intervista che la giornalista ha rilasciato al Corriere della sera giovedì 6 febbraio. "Fino ai 40 anni non mi sono mai soffermata veramente ad ascoltare quello che avevo dentro. Ho capito che la mia attenzione alla vulnerabilità e alla sensibilità delle donne nasceva dal trauma che avevo subito; la mia battaglia per i diritti umani partiva da lì, volevo dare voce a donne che ce l' avevano fatta per riscattare la storia di una donna, mia madre, che invece non ce l' aveva fatta. Alle prove non riuscivo ad arrivare in fondo senza piangere, le persone che hanno collaborato alla scrittura del mio monologo mi hanno aiutato a incanalare le emozioni e a mettere davanti la storia". Per approfondire leggi anche: Sanremo 2020, Maria Giovanna Maglie contro Rula Jebreal Ha trattato un tema che non può dividere, eppure c' è chi non la voleva sul palco... "Chi si opponeva lo faceva solo per pregiudizio: non gli piaceva chi sono, non cosa dicevo. Sono arrivati a chiedere un contraddittorio: volevano sul palco uno che ha ammazzato la moglie per celebrare lo stupro e il femminicidio? Piuttosto abbiamo dimostrato che si possono affrontare certi temi anche in serate nazionalpopolari".

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