CATEGORIE

Il dilemma etico dell’IA sfuggita dalle mani dei governi

È, questa, la stessa paura dell’uomo contemporaneo di fronte all’intelligenza artificiale, che minaccia di sostituirlo e travolgerlo
di Marco Patricelli venerdì 3 luglio 2026

4' di lettura

Intelligenza artificiale è un ossimoro: la prima appartiene esclusivamente all’uomo, mentre l’artificio è proprio delle macchine, che dai tempi del Turco giocatore di scacchi del XVIII secolo hanno dato solo l’illusione di sostituire l’uomo anche nella fase di elaborazione del pensiero (nell’automa ce n’era uno in carne e ossa abilmente nascosto) perché la scienza non era ancora in grado di farlo. Se l’invenzione è sempre stata dei singoli, quasi sempre la gestione e lo sviluppo degli acceleratori dell’evoluzione è stata sottratta al pieno controllo individuale. Quando è apparsa l’IA, il cui pubblico dominio è infinitesimo rispetto ai campi di applicazione, il problema scientifico sull’uso e l’abuso è apparso da subito svincolato dalla prospettiva etica e filosofica, perché tutto è rimasto nelle mani e nella sfera decisionale di chi è riuscito a elaborarle e sintetizzarla dall’utopia letteraria e fantascientifica. E per questo fa paura. Internet, oramai banalità quotidiana, fu concepito per fini militari invadendo tutte le attività dopo che la tecnologia è stata superata e sostituita. Ma c’erano dietro i governi, il filtro politico e le strategie di impiego.

Il computer, oggi leggerissimo e onnipresente, in origine era un mostruoso e gigantesco macchinario costruito da Alan Turing sulla base degli studi dei crittoanalisti polacchi Marian Rejewski, Jerzy Rózycki e Henryk Zygalski, per fare quello che la mente umana non poteva più fare: decrittare i miliardi di combinazioni della macchina tedesca Enigma fino a trovare il codice giusto e vincere la guerra leggendo i messaggi inviati con quel diabolico sistema, superando i limiti fisici dell’uomo. Dietro alla macchina Ultra che riportava in chiaro i dispacci di Enigma a Bletchey Park non c’era una società e neppure un miliardario che sfidava il mondo e le sue regole, bensì il governo britannico nel supremo interesse di sconfiggere Hitler e il nazismo. Quel colpo di reni tecnologico era talmente top secret e talmente importante che sopravviverà per trent’anni alla fine vittoriosa della seconda guerra mondiale e più di venti alla morte di Turing.

Il robot G1 di Unitree colpisce un bimbo con un calcio rotante al petto

I robot sono tra noi, e conviene fare attenzione. Molta attenzione. Lo ha capito suo malgrado un bimbo cinese, colpito a...

In questo silenzio c’era l’unico irrisolvibile nodo etico del segreto: erano stati sacrificati scientemente convogli navali, città, migliaia di soldati e di civili pur di non far sospettare i tedeschi che il codice Enigma era stato violato. Lo ritenevano umanamente impossibile. E infatti ci aveva pensato una macchina alla quale l’uomo aveva fornito gli strumenti per superare le proprie capacità fisiche e biologiche. Ultra sostituiva i crittoanalisti nei tempi e nella fatica fisica, come le macchine nelle fabbriche, ma non inventava e non innovava.

Negli Anni ’80 la popolare sigla del cartoon Ufo Robot parlava di circuiti di mille valvole, libri di cibernetica e insalate di matematica. Tutta preistoria: le valvole sono da mercatini dell’antiquariato e “a giocar su Marte” come Goldrake non è fantascienza perché Elon Musk ha già inquadrato nel mirino lo sbarco sul Pianeta rosso. Ma Musk è un privato, gioca la sua partita indipendentemente da tutto e da tutti, piegando l’etica al progresso che corre con una rapidità che non risponde più ai ritmi della persona. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, in L’adolescenza della tecnologia, ha rilanciato l’interrogativo etico sollevato da Carl Sagan nel libro Contact (1985) in cui l’astronoma Eleanor Arroway a capo del Progetto Argus rileva i segnali di una civiltà aliena. Se potesse porre una sola domanda lei chiederebbe: «Come avete fatto? Come vi siete evoluti, come siete sopravvissuti a questa adolescenza tecnologica senza autodistruggervi?».

La sua analisi è che l’umanità stia affrontando un rito di passaggio inevitabile, che metterà alla prova l’identità di specie, nella gestione di un potere quasi inimmaginabile. La fantascienza di solito anticipa la realtà, ma quella del XXI secolo cresce e si sviluppa come una creatura a sé stante, ribelle strutturalmente a una gestione e a un controllo di un livello superiore nell’interesse comune, pubblico, e quindi etico in astratto.

Cosa sarebbe potuto accadere se la prima bomba atomica non fosse stata realizzata a Los Alamos ma in una gigafabbrica di un magnate o di una anonima società per azioni? Il visionario scrittore cecoslovacco Karel Capek nel suo capolavoro R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti, “I robot universali di Rossum”) che rivelò al mondo la parola robot oggi davvero universale, immaginò nel 1920 sulla scena teatrale la fabbrica del dottor Rossum su un’isola in mezzo all’oceano dove vengono costruiti con materia organica gli umanoidi destinati a sostituire l’uomo nel lavoro e liberarlo così dalla fatica (robota indica il lavoro obbligato). Non ci sono viti, ingranaggi, giunti cardanici, circuiti, ma il protoplasma e la chimica. Il tema è morale, filosofico e pure religioso, per chi ritiene che lo scienziato voglia sostituirsi a Dio. Il robot parla, anche se meccanicamente, si muove a scatti, è animato ma non ha un’anima. Quando inizia a elaborare una forma di pensiero si ribella, perché non ha più bisogno dell’uomo, e quindi può schiavizzare il mondo.

È, questa, la stessa paura dell’uomo contemporaneo di fronte all’intelligenza artificiale, che minaccia di sostituirlo e travolgerlo anche nei settori che ritiene di sua esclusiva e intangibile competenza, nella riserva blindata dell’intelligenza naturale. Il caso della Ford, che in questi giorni ha dovuto richiamare in servizio 300 ingegneri licenziati perché sostituiti dall’intelligenza artificiale rivelatasi però inadeguata, per molti è un segnale di un limite che non può essere comunque superato. Ma per altri proprio che quel limite è stato davvero superato. È lo spirito dell’umanità che si guarda dallo Zeitgeist, lo spirito del tempo.

Un robot tutto italiano conquista la Cina

Mentre l’Occidente con un occhio guarda alla guerra e con l’altro ai Mondiali di calcio, ecco un pezzo di It...

tag
ia
etica

I volti dell'antichità L'Intelligenza artificiale riporta in vita i personaggi che hanno fatto la storia

Etica e società Lavoro, l'essere esigenti non deve diventare un'ossessione

Le sfide del futuro L'Intelligenza artificiale? Non intelligente e già superata

Ti potrebbero interessare

L'Intelligenza artificiale riporta in vita i personaggi che hanno fatto la storia

Simone Di Meo

Lavoro, l'essere esigenti non deve diventare un'ossessione

Steno Sari

L'Intelligenza artificiale? Non intelligente e già superata

Verdiana Garau

Papa Leone e l'intelligenza artificiale: "Rifletta il disegno del Creatore"

Burger vegani, lo studio-choc: cosa contengono, salute a rischio

Mica è detto che facciano male, sì, per carità: però non si può nemmeno spacciarli pe...
Luca Puccini

Come il colesterolo alto potrebbe essere trattato controllando i geni senza modificarli

Nel cuore della nuova rivoluzione biomedica, CRISPR è il punto di partenza di un cambiamento che sta già t...
Paola Natali

Sonno, ecco perché dormire può accelerare l'invecchiamento

Quanto dobbiamo dormire per invecchiare bene? È una domanda che accompagna da sempre medici e ricercatori, ma ogg...
Paola Natali

Invecchiamento, le mutazioni nascoste: cosa accade dopo i 60 anni

Negli ultimi anni, lo studio dell’invecchiamento umano ha trovato una delle sue firme più solide nell&rsquo...
Paola Natali