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Stress sul lavoro, ci costa 3 miliardi l'anno: ecco quali sono gli antidoti

di Nicoletta Orlandi Posti sabato 9 maggio 2015

3' di lettura

Lo stress da lavoro costa caro al nostro Paese. Misure per ridurlo potrebbero fa recuperare 30 milioni di giornate lavorative perse per malattia e 3 miliardi di euro l’anno. È la stima fatta dalla Federazione di Asl e ospedali, la Fiaso, qualora fossero adottati in tutti i settori lavorativi gli interventi anti-stress che nelle Asl e negli ospedali campione hanno già portato a una riduzione del 30% delle giornate di malattia. Migliorando il clima interno cresce di oltre il 27% la produttività e di 47 punti il gradimento dei 'clienti'. I dati sono stati rilevati su un campione di 65 mila lavoratori, in 19 tra Asl e ospedali che hanno partecipato al Laboratorio della Fiaso sul ’Benessere organizzativo', presentato a Roma. In Italia lo stress legato al lavoro colpisce un lavoratore su 4. All’Europa costa 20 miliardi l’anno. Ora le esperienze del Laboratorio Fiaso verranno messe in rete, consentendo di esportare la cura anti-stress in tutte le aziende sanitarie. Gli antidoti - L’esperienza si basa su 4 anni di lavoro portato avanti con il supporto non condizionato di Boehringer Ingelheim, che è servito non solo a rilevare la percezione del fenomeno, ma anche ad attivare degli ’antidoti'. Contromisure che si traducono soprattutto in condivisione di obiettivi e strategie, ambienti di lavoro più a misura d’uomo e di donna, capacità d’ascolto e di dare una mano a risolvere problemi che nascono anche al di fuori dell’habitat lavorativo. Più nel dettaglio. Partendo da una check-list di eventi sentinella del rischio di stress lavoro-correlato, si è rilevato il livello di benessere psicologico in un campione significativo dei dipendenti delle 19 aziende sanitarie, che hanno poi attuato una serie di azioni mirate a migliorare l’ambiente lavorativo sotto tutti gli aspetti: da quello motivazionale a quello ambientale e di attenzione ai problemi sociali e familiari, che non sempre riescono a restare fuori della porta quando si è in azienda. I risultati sono stati sorprendenti: far lavorare i propri dipendenti in un clima più favorevole paga, visto che il numero di 'stressati' in ufficio o in corsia è sceso ben al di sotto della soglia del 10%, contro un buon 25% di partenza. I successi - Lo stress lavoro-correlato è un problema serio da tempo all’attenzione dell’Europa, che nel 2008 ha stipulato uno specifico accordo tra imprese e parti sociali. L’Italia lo ha poi recepito con un decreto ad hoc, entrato in vigore dal 1 gennaio del 2012. E in sanità il Laboratorio Fiaso ha fatto da apripista, sperimentando una politica di promozione del benessere nelle aziende sanitarie, racchiusa ora nelle oltre 200 pagine della ricerca che potranno fornire indicazione non solo nel comparto della sanità, ma anche nel resto del mondo lavorativo. Dopo la ’cura', nelle 19 aziende campione oltre il 77% dei dipendenti, dai medici agli infermieri, dai tecnici agli impiegati, ha infatti dichiarato di stare benissimo da un punto di vista psicologico. Al contrario, la quota dei dipendenti nonostante tutto 'stressati' è scesa ampiamente sotto il 10%. Un dato, quest’ultimo, non rilevabile con precisione perché influenzato da una forte visione soggettiva del proprio stato di stress, spiegano i curatori dello studio. Resta il fatto che la lotta allo stress lavoro-correlato ha contribuito a migliorare sensibilmentela produttività e ad abbattere le giornate di assenza per malattia. Tant’è che la Asl Cuneo 2 e la Asl 12 di Viareggio, capofila del progetto, risultano essere anche in cima alla classifica delle aziende con minor tasso di assenteismo. Le variabili - A influire positivamente su questi risultati sono 13 variabili sul benessere organizzativo, rilevate dalla ricerca Fiaso. In una scala a 1 a 5, a influenzare maggiormente lo stato di benessere sul lavoro sono valori legati alle capacità lavorative, come l’abilità (4,26) e la capacità di utilizzare risorse proprie (4,20). Particolarmente rilevanti sono anche la chiarezza del proprio ruolo (3,95), la capacità di fronteggiare gli eventi avversi (3,92), la soddisfazione lavorativa in genere (3,92). Da non trascurare anche le altre variabili. In primis la condivisione degli obiettivi (3,77) e il senso di comunità (3,58). Fattori di disagio lavorativo sono invece prima di tutto i carichi di lavoro (3,57), frutto non solo della politica di quasi permanente blocco delle assunzioni in sanità, ma anche di inefficienze organizzative a cui le aziende stanno ponendo rimedio. Seguono poi i problemi di conciliazione lavoro-famiglia e i trasferimenti o cambi di mansione.

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