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Il vino imbottigliato nell'oro invecchia meglio: il rivoluzionario progetto "Anima Aurea"

Tommaso Lorenzini
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Come spesso capita nel mondo del vino, il tempo sarà il giudice migliore. Stavolta servirà per capire se ci troviamo di fronte a un’ultima frontiera oppure a un primo passo verso un nuovo orizzonte. L’aggettivo innovativo, infatti, nel panorama enologico non è scontato: quando però si parla di conservare il vino nell’oro allora “salta il tappo” della curiosità. Il progetto si chiama “Anima Aurea” e nasce da un lungo percorso di ricerca, che ha permesso di creare speciali bottiglie dalla combinazione di due metalli nobili allo stato naturale, oro ed argento appunto, così da renderli materiali per l’invecchiamento del vino per esaltarne il gusto e migliorarne la resistenza all’ossidazione. Deus ex machina di un’idea che potrebbe pesare parecchio sul mondo enoico è Salvatore Valenti, chimico farmaceutico ed ex docente all’Università di Siena. La folgorazione in laboratorio, quando stava lavorando per testare l’effetto neuroprotettivo dell’oro e del vino nelle malattie degenerative. «Improvvisamente mi sono domandato “Quali potrebbero essere gli effetti dell’invecchiamento del vino a contatto con l’oro?”», spiega il professor Valenti a Libero.

Da qui inizia il progetto di speciali e inedite bottiglie, realizzate a mano da orafi fiorentini: argento all’esterno e oro zecchino all’interno, con tanto di foglia d’oro a fasciare il tappo di sughero, una speciale incapsulatura e un microchip a garantire l’unicità del pezzo. Finora le bottiglie sono state riempite con differenti tipologie di vino: Chianti Classico, Lessona, Montecucco, Brunello di Montalcino, Nero d’avola, fino all’Amarone. Per tutti, la risposta al quesito “com’è?” è stata data dalla gascromatografia (gcms), pratica chimica largamente utilizzata in ambito enoico per studiarne le qualità. «Si è scoperto che gran parte dei difetti da invecchiamento spariscono rispetto allo stesso vino conservato in una bottiglia di vetro. Fra oro e vetro c’è un “delta” enorme di qualità», esclama Valenti, «nell’oro il vino migliora le caratteristiche, evolve in modo terribilmente più elegante: sul colore non ci sono divergenze, mentre al naso è come se fosse appena spremuto. Vittorio Fiore e Barbara Tamburini, enologi di fama mondiale, dopo il blind test, il battesimo della “prima volta” nel 2013, sono rimasti esaltati e mi hanno fatto i complimenti. Dopo il loro parere, sono andato a depositare il brevetto».

Valenti spiega che «di fatto queste bottiglie diventano opera d’arte, esperienza multisensoriale, pezzi di gioielleria: il freddo metallo da cui poi esce il vino, lo si vede attraverso il collo dorato finire nel bicchiere, e poi si sprigiona il profumo...». I costi? Alti, si parla anche di 25mila euro a bottiglia, nonostante questo la stessa tecnologia sta per essere trasferita su produzioni di più larga scala che consentirà il miglioramento delle caratteristiche organolettiche anche per l’ invecchiamento in determinate speciali condizioni anche nel vetro. «Ma il mio intento non è soltanto il business», precisa Valenti, «ho ricevuto il Premio Eccellenza del Leone d’Oro di Venezia e in Sicilia il Premio Telamone, ora voglio che Anima Aurea sia un progetto culturale, ho intenzione di destinare gran parte del ricavato alla beneficienza, mettendo all’asta bottiglie come fossero capolavori dell’arte». 

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