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Cachessia: così si deve gestirela tossicità delle nuove terapie

Il 60-80 per cento dei pazienti con tumore in fase avanzata sperimenta una grave perdita di peso estremamente debilitante. Occorre studiare una terapia nutrizionale che fronteggi efficacemente gli effetti avversi dei nuovi farmaci
di Maria Rita Montebelli sabato 16 febbraio 2019

2' di lettura

Nei paesi industrializzati, almeno 1 paziente oncologico su 10 è affetto da una grave forma di malnutrizione, la cachessia. Ciò significa che il paziente va incontro alla perdita di almeno il 5 per cento del suo peso nei 3-12 mesi precedenti la malattia combinata a disturbi come fatica, anemia, infiammazione cronica. La cachessia si riscontra tra il 60 e l’80 per cento dei tumori in fase avanzata, per i quali è una delle principali cause di mortalità. "La cachessia deriva dalla combinazione dei due termini greci ‘kakos’ ed ‘hexis’, che significano rispettivamente ‘cattivo’ e ‘aspetto’ - spiega il professor Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) - è come se nel paziente oncologico l’organismo iniziasse a nutrirsi di sé stesso e la malnutrizione-cachessia intesa come perdita di massa grassa e soprattutto proteine e quindi muscoli è resistente al solo introito di cibo: la perdita di peso diventa quindi progressiva, portando con sé ‘cattive compagnie’. Spesso infatti nel paziente affetto da neoplasia, la perdita di peso è associata ad una diminuita sopravvivenza, ad una scarsa risposta e/o tolleranza ai trattamenti radioterapici e farmacologici, come anche a una ridotta qualità di vita, ad una più alta incidenza e durata di ospedalizzazione, così come sottolineato anche lo studio italiano 'Premio' che ha valutato l’incidenza della malnutrizione già alla prima visita oncologica”. Mentre le terapie anticancro standard sono associate ad immuno-soppressione e rischio di infezioni, quelle più recenti presentano nuovi profili di tossicità come infiammazioni, reazioni autoimmuni e disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale. Paragonate alla classica chemio i nuovi farmaci anticancro sono generalmente meno tossici, ma non completamente. Le terapie Car-T possono avere effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale mentre i trattamenti con anticorpi contro gli inibitori immuni del checkpoint sono correlati a colite, diarrea, danni alla mucosa orale e gastrointestinale di intensità variabile. Tutte condizioni che hanno un impatto sullo stato di nutrizione del paziente”. Gestire la tossicità delle nuove terapie è un fattore chiave del loro successo e prevedere una terapia nutrizionale adeguata permette di fronteggiarne efficacemente gli effetti avversi. (MATILDE SCUDERI)

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