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Fondazione Santa Lucia: un annodi ricerca sulla scienza neurologica

Le neuroscienze chiamate ad affrontare emergenza demenze e altre patologie neurologiche: ma i rischi di limitazione di accesso alle cure di neuroriabilitazione ostacolano lo sviluppo della ricerca integrata con l’assistenza
di Maria Rita Montebelli domenica 7 luglio 2019

4' di lettura

La Fondazione Santa Lucia IRCCS ha presentato a Roma la 33° edizione dell’Annuario della Ricerca con dati e approfondimenti sull’attività svolta nel 2018. I 60 laboratori attivi presso la Fondazione e che coinvolgono quasi 200 ricercatori hanno portato avanti oltre 100 progetti a livello nazionale e internazionale nel settore delle neuroscienze. Alzheimer, Parkinson, deficit cognitivi relativi a linguaggio, attenzione e memoria in pazienti con gravi lesioni del sistema nervoso, sclerosi multipla e malattie rare di origine neurologica sono tra i principali obiettivi sui quali si concentrano le ricerche di laboratorio e le sperimentazioni cliniche della Fondazione Santa Lucia IRCCS.Nel proprio intervento, il professor Carlo Caltagirone, direttore scientifico della Fondazione Santa Lucia IRCCS, ha ricordato l’urgenza e l’importanza di dare risposte alle sfide lanciate dalle patologie neurologiche: “Il piano 2017-2025 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pone obiettivi che richiedono sia sul fronte della ricerca che dell’organizzazione sanitaria un impegno più deciso e meglio finalizzato per contrastare demenze e altre patologie. Mai come oggi la ricerca nel settore delle neuroscienze diventa decisiva per i nostri stessi sistemi sanitari e per la tenuta del sistema sociale”. Il rapporto tra ricerca e assistenza sanitaria è stato affrontato dal direttore sanitario della Fondazione Santa LuciaAntonino Salvia, che ha espresso preoccupazione sul futuro della neuroriabilitazione alla luce delle bozze dei due decreti con i quali il Ministero della Salute intende fissare i nuovi criteri di accesso a questa tipologia di cure e i percorsi assistenziali che prevedono per i pazienti: “Se qualcosa non cambia, la neuroriabilitazione di alta specialità verrà snaturata da percorso sanitario altamente specializzato per pazienti che hanno gravi deficit neurologici e buoni potenziali di recupero a risposta assistenziale limitata a persone che hanno attraversato un periodo di coma, criterio discriminante non supportato da evidenze scientifiche e che finisce per escludere dalla neuroriabilitazione di alta specialità un ampio segmento di pazienti affetti da gravi malattie del sistema nervoso, come per esempio l’ictus cerebrale. Un approccio clinico-assistenziale non condivisibile, che andrà inevitabilmente a compromettere anche l’attività scientifica degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico come la Fondazione Santa Lucia, che hanno potuto raggiungere nel tempo competenze e risultati significativi proprio grazie a un’attività di ricerca e di assistenza sinergiche, condotte su una numerosa casistica di patologie e casi clinici complessi”. Sempre sul fronte dell’accesso alle cure di neuroriabilitazione in Italia, il Consiglio di Stato ha già annullato nel marzo scorso la programmazione sanitaria nazionale, che con il decreto 70 del 2015 fissava un fabbisogno di soli 1.200 posti letto di neuroriabilitazione di alta specialità per tutto il Paese. Un calcolo del fabbisogno, si legge nella sentenza n. 1425/2019,“non supportato da idonea motivazione e istruttoria, risolvendosi dunque in un’ingiustificata compressione del diritto alla salute”. Andando a vedere i numeri dell’attività scientifica presentata al Centro Congressi della Fondazione, i ricercatori dell’IRCCS Santa Lucia hanno pubblicato nel 2018 complessivamente 434 studi su riviste scientifiche per una produttività che, calcolata con lo standard internazionale dell’impact factor normalizzato, ha raggiunto 1.909 punti. Un risultato che conferma la posizione del Santa Lucia tra i primi Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) in Italia e punto di riferimento per il settore delle neuroscienze. Un ricercatore su tre della Fondazione ha meno di 35 anni e l’investimento sui giovani ha portato nel 2018 all’aggiudicazione, mediante selezione nazionale peer review, di 9 Progetti ‘Giovani Ricercatori’ da parte del Ministero della Salute che, insieme ai 7 progetti di ‘Ricerca finalizzata’, posizionano la Fondazione Santa Lucia tra gli IRCCS con il maggior numero di progetti vinti, insieme a HSR, Humanitas e Gemelli. Sul fronte dello sviluppo tecnologico prosegue il lavoro del team di neurologi, bioingegneri e terapisti impegnati da anni nell’applicazione di interfacce cervello-computer per la stimolazione della plasticità cerebrale in pazienti post-ictus. Avvenuta già da tempo con successo la loro introduzione nei percorsi di neuroriabilitazione ospedaliera della Fondazione, un nuovo filone di ricerca punta ora a estendere questa applicazione tecnologica al trattamento di persone affette da sclerosi multipla. Interessanti anche i risultati di alcune sperimentazioni avvenute nel 2018 per il recupero della memoria in pazienti affetti da malattia di Alzheimer mediante stimolazione magnetica transcranica. Guardando invece ai prossimi mesi, tra i progetti in partenza una sperimentazione farmacologica in collaborazione con il Policlinico di Zurigo, che mira a ottenere la rigenerazione dei tessuti nervosi del midollo spinale. Insieme a neurostimolazione, robotica e neuroriabilitazione tradizionale, il progetto rientra nel filone della ricerca internazionale che insegue il difficile obiettivo di restituire a persone con lesione midollare la possibilità di tornare a camminare.Cresce infine la fiducia dei contribuenti nei confronti dell’attività di ricerca sanitaria della Fondazione Santa Lucia: le scelte del 5x1000 espresse a favore dell’IRCCS romano sono cresciute nel 2018 del 14 per cento rispetto all’anno precedente, con un trend costante che ha segnato complessivamente un +59 per cento negli ultimi quattro anni. (EUGENIA SERMONTI)

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