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Assistenza anziani:i numeri del Paese

Quasi 3 milioni gli over 65 non autosufficienti,ma solo la metà è coperta da servizi sociosanitari. Un problema che ricade sui familiari mentre l’aiuto della tecnologia stenta a decollare
di Maria Rita Montebelli domenica 23 settembre 2018

4' di lettura

È ormai un volto solcato da rughe quello del nostro Paese: la popolazione invecchia e sono sempre di più gli over 65 che non sono in grado di badare a loro stessi. Tuttavia le risorse investite per questo settore della popolazione rimangono costanti anche a fronte di un numero di anziani non autosufficienti che arriva a sfiorare i 3 milioni. “I trend di invecchiamento della popolazione pongono il tema anziani tra i più urgenti per le politiche pubbliche europee e soprattutto italiane – afferma Giovanni Fosti, associate professor of practice of government, health and not for profit presso Sda Bocconi school of management - I bisogni espressi dalle famiglie per i loro anziani sono sempre più ampi e complessi, ed è comprensibile che il welfare pubblico non riesca ad offrire una risposta completa”. Famiglia è la parola chiave, perché se non è lo Stato a intervenire sono i singoli a doversi rimboccare le maniche: sono  8 milioni i caregiver familiari che si auto-organizzano per far fronte ai bisogni di assistenza dei propri cari, a cui si affianca quasi un milione di badanti tra regolari e non. Una sfida a due velocità tra domanda di servizi da parte dei cittadini e l’offerta pubblica e privata ed è questa la fotografia che emerge dal primo rapporto dell’ ‘Osservatorio Long term care’ nato dalla partnership tra Essitye Cergas Sda Bocconi. Il rapporto mette in evidenza il crescente bisogno di assistenza e di servizi per le persone over 65 non autosufficienti, cui però non corrisponde adeguata risposta da parte di servizi pubblici e privati. Secondo i dati, i tassi di copertura del bisogno per anziani over 65 con limitazioni funzionali sono aumentati di pochi punti percentuali assestandosi intorno al 31 per cento nonostante la stima di bisogno potenziale della popolazione sia aumentata di oltre 66 mila persone, tra il 2013 e il 2015. Servizi socio-sanitari e sociali che coprono solo la metà della popolazione potenziale, generando una situazione di sofferenza sia per anziani sia per caregiver, soprattutto alla luce del fatto che un caregiver su 5 è anziano a sua volta. Per far fronte a questa carenza di servizi, i caregiver spesso sono costretti a prendere carico di compiti in teoria propri di professionisti. “Le soluzioni ’fai da te’ fondate sul ricorso alle badanti, diventano sempre più diffuse e rendono isolate le famiglie – aggiunge Elisabetta Notarnicola, associate professor of practice, divisione government, health e not for profit presso Sda Bocconi - È necessario avviare una nuova fase della risposta ai bisogni degli anziani, fondata sulla consapevolezza del fenomeno e dei dati che lo rappresentano, e su una reinterpretazione dei modelli di intervento per offrire servizi equi e sostenibili”. Secondo i numeri, le badanti regolari e irregolari in Italia sono 983.695, con una media di 14,2 badanti ogni 100 cittadini over 75. Le famiglie attingono ai propri redditi e talvolta ai propri risparmi con l’obiettivo di cercare una modalità di assistenza 24 ore su 24, dal momento che rimangono soli nell’affrontare il loro bisogno. “L’Osservatorio soddisfa l’ambizione di essere un punto di riferimento per i principali operatori del settore sociosanitario, monitorandone lo sviluppo e interpretando idee per il futuro- dichiara Massimo Minaudo, amministratore delegato Essity Italia – riteniamo fondamentale produrre conoscenza su cui avviare ragionamenti strategici e lungimiranti che anticipino le evoluzioni del settore. Obiettivo ultimo, di questo progetto come di tutta la nostra attività, è ricercare costantemente la migliore qualità in prodotti e servizi volti ad offrire la migliore assistenza possibile a lungo termine per gli anziani”. Coerente con l’impegno di anticipare trend e produrre conoscenza e di fronte ad uno scenario dove le famiglie rispondono autonomamente ai bisogni dei propri familiari, l’Osservatorio si è interrogato sul possibile impatto che l’innovazione tecnologica può avere nel settore della Long term care delle strutture residenziali per anziani e sulle sue potenzialità per colmare questo gap. Tra le strutture residenziali per anziani analizzate tramite una survey, nel 47 per cento dei casi i servizi offerti prevedono l’utilizzo di innovazioni tecnologiche, anche se è solo nel 12 per cento dei casi che queste sono utilizzate a pieno regime nella quotidianità, il 9 per cento è stato introdotto con progetti pilota mentre il 13 per cento vive una fase di sperimentazione iniziale. Inoltre, la tecnologia utilizzata riguarda principalmente App e dispositivi mobili, impiegati per attività di ‘cura e assistenza’ e di supporto mentre latitano ancora innovazioni tecnologiche più avanzate e di frontiera come la robotica, la stampa 3D e l’intelligenza artificiale, che possono essere utilizzate per aspetti più profondi della gestione degli anziani come il self management e il supporto ai familiari. (MATILDE SCUDERI)

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