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Sempre più anziani: entro 25 anni demenze raddoppiate negli over80

In Italia è già affetto da una demenza un over80enne su 4, ma nell’arco di 25 anni i casi raddoppieranno. Oltre la metà dei pazienti in riabilitazione intensiva per patologie vascolari o anossiche
di Maria Rita Montebelli venerdì 13 aprile 2018

3' di lettura

La popolazione italiana ha una elevata longevità: la speranza di vita alla nascita è di 80,3 anni per gli uomini e 84,9 per le donne, superiore alla media europea, che è di 77,9 e 83,3. Inoltre in Italia si registra la percentuale più alta di over 65: il 21,7 per cento della popolazione contro una media europea del 18,9 per cento. “L’invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili - spiega Stefano Paolucci, direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia IRCCS di Roma - come quelle cardiovascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari croniche ostruttive e problemi muscoloscheletrici. Per esempio, il World Alzheimer Report sottolinea che il numero attuale di 47 milioni di persone affette da demenza è destinato a salire, a causa dell’invecchiamento della popolazione, a 131 milioni entro il 2050”. Il congresso Sirn 2018. N’è parlato a Trieste al 18° congresso nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (Sirn) presieduto dal professor Carlo Cisari: al centro dell’attenzione, ictus, robotica, disabilità. La riabilitazione è un lavoro di gruppo che riguarda più professionalità: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l’infermiere, il bioingegnere. Nella Sirn, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo. “Il soggetto invecchia normalmente e perde giornalmente le sue competenze, da un punto di vista cognitivo e fisico –  spiega il presidente Sirn Carlo Cisari – E’ ovvio che noi dobbiamo stimolare, nell’ambito della popolazione normale, una serie di attività per ridurre questo invecchiamento, con esercizi ad hoc che stimolino corpo e mente, promuovendo uno stile di vita atto a vivere in maniera sana, senza eccessi, come fumo, stress, malnutrizione e alcol. Purtroppo si è visto che anche molti pazienti neurologici, invecchiando, perdono più rapidamente le loro abilità motorie, quindi anche quelli in fase cronica devono essere riabilitati costantemente per mantenerle attive. Lasciati a sé, infatti, perdono drasticamente le loro capacità”. Le malattie legate all’invecchiamento. E’ soprattutto l’ictus, la lesione celebrale focale, la malattia più frequente legata all’invecchiamento. I numeri sottolineano, però, una lieve diminuzione di incidenza rispetto agli anni scorsi, ma sono anche migliorate le capacità di cura in fase acuta, soprattutto con la trombolisi. A preoccupare, però, sono anche le demenze: queste, nel 2050, supereranno i 130 milioni di casi al mondo. In Italia ne è affetto un over80enne su 4, per un totale di circa 1 milione e 200 mila casi, ma nell’arco di 25 anni i casi diventeranno 2 milioni e mezzo e riguarderanno un over80enne su 2. “Molto frequenti, tra le patologie legate all’età, anche la sclerosi multipla – aggiunge Cisari – nonché le lesioni del midollo spinale, l’Alzheimer e il Parkinson: tutte queste malattie sono in aumento, costante e preoccupante. Soprattutto il Parkinson, essendo strettamente legato all’aumentare dell’età. Malattie che non si possono prevenire, ma per cui occorre instaurare precocemente una terapia farmacologica corretta e una terapia riabilitativa intensa e continuativa”. Coma e anziani. Anche il rapporto con il coma è cambiato con il cambiare della popolazione e della sua età. Meno traumi cranici, ma molti più anziani con emorragia cerebrale. “Fino a 10 anni più del 50 per cento dei pazienti che arrivavano nei reparti di riabilitazione intensiva con alterazione della coscienza o in coma protratto erano giovani con trauma cranico, in seguito a incidente stradali – spiega Antonio De Tanti, direttore clinico del Centro Cardinal Ferrari  e coordinatore della Direzione scientifica del Gruppo Santo Stefano Riabilitazione - Fontanellato (PR) – Invece, sempre in quegli anni, il 30 per cento era legato a patologie di carattere vascolare, mentre il restante 20 per cento era colpito da arresto cardiaco. Non c’erano tumori né patologie di altra natura. Ma i tempi sono cambiati, e come la prevenzione ha ridotto la percentuale di incidenti stradali,  è aumentato invece il numero di persone con età avanzata che vanno incontro ad arresto cardiaco e a problematiche vascolari. Oggi più del 50 per cento dei pazienti nei reparti di riabilitazione intensiva è legato a patologie di ordine vascolare o anossica. Aumenta anche la complessità della presa in carico, in quanto l’età influisce anche sulle complicanze anagrafiche di ordine medico, come la presenza di diabete e ipertensione”. (ANDREA COEN TIRELLI)

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