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La chemioterapia neoadiuvante per aumentare la sopravvivenza

Uno studio condotto al San Raffaele di Milano su 88 pazienti affetti da adenocarcinoma del pancreas operabile, dimostra l’efficacia della chemio preventiva in termini di aspettative di vita
di Maria Rita Montebelli domenica 29 aprile 2018

3' di lettura

La chemioterapia neoadiuvante, ossia effettuata preventivamente rispetto all’intervento di rimozione dei tessuti malati, è in grado di prolungare in modo consistente le aspettative di vita dei pazienti affetti da tumore al pancreas. Questo è quanto emerge dai risultati di uno studio condotto dai medici e dai ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele, i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet Gastroenterology & Hepatology. La forte aggressività del tumore del pancreas riduce al 20 per cento dei casi il numero di pazienti operabili dopo la conferma della diagnosi: la presenza di metastasi e ramificazioni piuttosto radicate al momento dell’identificazione, infatti, spesso rende impossibile l’asportazione totale della massa. Le procedure standard di trattamento, che prevedono come di consueto la chemioterapia solo a seguito dell’intervento, sono state riviste alla luce dei risultati confortanti emersi in seguito allo studio, sottolineando in modo decisivo l’importanza della chemioterapia preventiva in pazienti affetti da adenocarcinoma del pancreas operabile. “Sebbene la chirurgia sia un’arma molto efficace per il tumore al pancreas, la guarigione può essere compromessa dalla presenza di micrometastasi, cioè metastasi troppo piccole per essere evidenziate”, spiega Gianpaolo Balzano, chirurgo del pancreas dell’Irccs Ospedale San Raffaele, che continua: “L’unico trattamento efficace per combattere le micrometastasi è la chemioterapia. Tuttavia, quando applichiamo il trattamento standard e operiamo il paziente l’inizio della chemioterapia viene posticipato di alcuni mesi per consentire al malato di riprendersi dall’intervento. Inoltre, molti pazienti non possono cominciarla affatto per possibili complicanze o difficoltà nella ripresa postoperatoria”. Lo studio è stato condotto prendendo in esame 88 pazienti, suddivisi in tre gruppi. I medici e i ricercatori dell’Unità di chirurgia del pancreas e dell’Unità di oncologia medica hanno sottoposto i soggetti appartenenti ai primi due gruppi a sei cicli di chemioterapia solo successivamente all’intervento (nello specifico, il primo gruppo ha assunto un unico farmaco, ossia la terapia consueta, il secondo ha assunto un cocktail di quattro farmaci). Il terzo gruppo invece è stato prima sottoposto a tre cicli di chemioterapia neoadiuvante assumendo il cocktail di quattro farmaci somministrato anche al secondo gruppo; in seguito all’operazione, il trattamento è stato completato con altri tre cicli di chemioterapia. Il terzo gruppo ha registrato un tasso di sopravvivenza a cinque anni di gran lunga maggiore rispetto agli altri due: nello specifico, il doppio rispetto al secondo gruppo e il quadruplo rispetto al primo. “Questo studio è l’avvio di una vera e propria rivoluzione nel trattamento del tumore del pancreas operabile - afferma Michele Reni, oncologo dell’Irccs Ospedale San Raffaele e primo autore della ricerca - Nei pazienti trattati prima dell’intervento con il cocktail di farmaci abbiamo osservato una sopravvivenza a cinque anni del 49 per cento. La percentuale scende al 24 per cento nel gruppo che aveva ricevuto lo stesso cocktail chemioterapico dopo l’intervento e al 13 per cento nei pazienti che avevano ricevuto il trattamento standard, cioè la chirurgia seguita da chemioterapia con un solo farmaco”, conclude lo specialista. “Il lavoro è frutto di una ricerca indipendente resa possibile anche grazie al supporto di My Everest Onlus. Questa è la dimostrazione di quanto le associazioni di pazienti possano giocare un ruolo determinante nel garantire il sostegno e l’indipendenza della ricerca scientifica” chiosano Reni e Balzano. (FEDERICA BARTOLI)

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