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Carfilzomib può allungare la vita dei pazienti con mieloma multiplo

I dati dello studio di fase III Aspire dimostrano che l’aggiunta di questa molecole alle terapie contro il mieloma multiplo recidivato o refrattariodona in media 8 mesi di vita in più
di Maria Rita Montebelli sabato 16 dicembre 2017

2' di lettura

“Sebbene siano stati fatti significativi passi avanti nel trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario, gran parte degli studi clinici si è finora focalizzata su quanto a lungo un nuovo trattamento può aiutare a prevenire la ripresa della malattia invece che puntare sulla sopravvivenza”, ha dichiarato Keith Stewart, della Mayo Clinic (Arizona). È stata invece proprio la prospettiva della sopravvivenza quella che ha guidato lo studio di fase III Aspire - di cui Stewart è lo sperimentatore principale - che ha raggiunto l’obiettivo chiave secondario della sopravvivenza globale, dimostrando che l’aggiunta di carfilzomib alenalidomide e desametasone (Krd) riduce del 21 per cento il rischio di morte rispetto a lenalidomide e desametasone da soli (Rd) e allunga la sopravvivenza media di 7,9 mesi nei pazienti con Mieloma multiplo recidivato o refrattario. Ad annunciarlo Amgen, in occasione del congresso dell’American society of hematology (Ash) 2017. “I regimi terapeutici che utilizzano carfilzomib sono i primi e gli unici a dimostrare, in due studi di fase III, una sopravvivenza globale superiore rispetto allo standard di cura attuale, riformulando le aspettative di vita per i pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario – ha affermato David Reese, senior vice president of translationalsciences and oncology di Amgen - siamo lieti dei dati sulla sopravvivenza globale presentati quest’anno all’Ash: i risultati evidenziano il nostro impegno a sviluppare opzioni terapeutiche innovative in grado di aiutare i pazienti oncologici a vivere più a lungo”.  Il massimo miglioramento della sopravvivenza – 11,4 mesi – è stato osservato nei pazienti alla prima recidiva. Questi dati convalidano l’utilizzo precoce di carfilzomib come terapia efficace alla prima ricaduta, a prescindere da una precedente esposizione a bortezomib o a un trapianto. I pazienti trattati con Krd hanno riportato un miglioramento dello stato di salute complessivo, con un punteggio superiore dello stato di salute generale e della qualità di vita, rispetto a quello dei pazienti trattati con solo Rd durante 18 cicli di trattamento. “I risultati di Aspire sono fra i primi a dimostrare un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza globale con l’aggiunta di carfilzomib al trattamento con lenalidomide e desametasone nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario – ha spiegato Stewart - I dati supportano l’uso precoce di carfilzomib come terapia efficace alla prima recidiva, a prescindere che il paziente sia stato trattato in precedenza con bortezomib o sottoposto a trapianto”. (MATILDE SCUDERI)

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