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Meningite, scoperti i geni del fungo da centinaia di migliaia di morti l'anno

di Paola Natali sabato 13 giugno 2026

3' di lettura

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che alcuni geni normalmente associati alla riproduzione sessuale svolgono un ruolo fondamentale nella sopravvivenza di uno dei funghi patogeni più pericolosi per l’uomo. Lo studio riguarda Cryptococcus neoformans, un microrganismo responsabile di gravi infezioni, in particolare nelle persone con un sistema immunitario indebolito, come pazienti affetti da HIV/AIDS, sottoposti a chemioterapia o a trapianto d’organo. Ogni anno questo fungo è responsabile di oltre centomila decessi nel mondo, soprattutto a causa della meningite criptococcica, una grave infezione che colpisce il cervello e le membrane che lo circondano. Per riuscire a sopravvivere all’interno dell’organismo, Cryptococcus mette in atto diverse strategie di difesa, tra cui la formazione delle cosiddette cellule titaniche.

Queste cellule sono molto più grandi delle normali cellule fungine e possiedono una caratteristica particolare: contengono numerose copie del proprio patrimonio genetico. In termini scientifici vengono definite poliploidi. Le loro grandi dimensioni e la struttura esterna più robusta permettono loro di resistere meglio agli attacchi del sistema immunitario, rendendo più difficile la loro eliminazione da parte delle cellule difensive dell’organismo. Tuttavia, esiste un problema. Per continuare a diffondersi e moltiplicarsi, queste gigantesche cellule devono prima tornare a produrre cellule figlie più piccole. Per farlo devono ridurre la quantità di DNA accumulata nel tempo. Fino a oggi non era chiaro come riuscissero a compiere questa operazione senza compromettere la stabilità del proprio genoma. La nuova ricerca pubblicata su PNAS ha individuato due protagonisti chiave di questo processo: i geni DMC1 e SPO11. Questi geni sono conosciuti soprattutto per il loro ruolo nella meiosi, il particolare tipo di divisione cellulare che porta alla formazione delle cellule sessuali negli organismi superiori. Durante la meiosi, DMC1 e SPO11 aiutano il DNA a essere copiato e distribuito correttamente alle nuove cellule.

Gli scienziati hanno scoperto che Cryptococcus neoformans sfrutta questi stessi geni anche in un contesto completamente diverso. Quando le cellule titaniche devono ridurre il proprio contenuto genetico per generare nuove cellule figlie, DMC1 e SPO11 entrano in azione per garantire che il DNA venga distribuito in modo corretto. Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno eliminato i due geni dal fungo e osservato cosa accadeva. I risultati sono stati sorprendenti. Le cellule titaniche prive di DMC1 o SPO11 producevano molte meno cellule figlie e quelle che riuscivano a formarsi presentavano spesso gravi anomalie genetiche. In molti casi si verificava la perdita di intere porzioni di DNA oppure un numero anomalo di cromosomi, una condizione nota come aneuploidia.

Queste alterazioni rendevano le nuove cellule molto diverse tra loro. Alcune crescevano lentamente, altre apparivano meno vitali e altre ancora mostravano caratteristiche imprevedibili. In sostanza, senza questi geni il fungo perdeva la capacità di controllare correttamente la trasmissione delle informazioni genetiche. Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il fatto che questo processo non corrisponde alla meiosi tradizionale. Sebbene vengano utilizzati geni tipicamente meiotici, i ricercatori non hanno osservato la ricombinazione genetica che normalmente caratterizza la riproduzione sessuale. I geni DMC1 e SPO11 sembrano quindi svolgere una funzione diversa: non servono a creare nuove combinazioni genetiche, ma ad assicurare che il patrimonio genetico rimanga stabile durante la riduzione della ploidia.

Gli autori dello studio hanno definito questo meccanismo una sorta di “para-meiosi”, un processo che ricorda alcuni aspetti della meiosi senza essere una vera divisione sessuale. Grazie a questo sistema, le cellule titaniche riescono a trasformarsi nuovamente in cellule più piccole e vitali senza accumulare errori genetici potenzialmente dannosi. La scoperta è importante perché aiuta a comprendere meglio come questo fungo riesca a sopravvivere negli ambienti ostili che incontra durante l’infezione. Inoltre, conoscere i meccanismi che garantiscono la stabilità del suo genoma potrebbe offrire nuove opportunità per sviluppare terapie antifungine più efficaci. In definitiva, lo studio mostra come Cryptococcus neoformans abbia sviluppato una strategia sorprendente: utilizzare geni tipicamente associati alla riproduzione sessuale per mantenere stabile il proprio patrimonio genetico e continuare a proliferare durante l’infezione. Una scoperta che rivela ancora una volta quanto siano sofisticati i meccanismi di adattamento dei microrganismi e quanto resti ancora da imparare sul loro comportamento.

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