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Per la terapia dell’ Epatite Bnovità dall’europeo sul fegato

di Maria Rita Montebelli sabato 30 aprile 2016

3' di lettura

Epatite B al centro della 51° edizione dell’International Liver Meeting (ILC 2016) che si è appena concluso a Barcellona: soddisfatte le attese di medici, esperti e ricercatori dei risultati di una serie di studi sulle nuove molecole in grado di produrre buone risposte virologiche nei pazienti. Nonostante gli intensi programmi di vaccinazione contro l’epatite B (HBV), il rischio di acquisire questa infezione permane come anche la possibilità di trasformazione in epatite cronica. A Barcellona l’azienda farmaceutica Gilead ha annunciato i risultati dettagliati di due grandi studi clinici di fase 3 della durata di 48 settimane che hanno valutato il trattamento con tenofovir alafenamide una volta al giorno (TAF) alla dose di 25 mg in soggetti adulti con infezione da virus B naïve al trattamento e già trattati. Tale farmaco è risultato efficace e sicuro quanto il tenofovir disoproxil fumarato (TDF) che invece va assunto per due volte al giorno al dosaggio di 300 mg. Inoltre, TAF ha mostrato meno effetti collaterali sui parametri ossei e renali rispetto al TDF. TAF è un trattamento in fase di studio per l’HBV ed è approvato come componente in una combinazione a dose fissa nella terapia dell’HIV. TDF è approvato per il trattamento di entrambe le infezioni , HBV e HIV ma può causare effetti collaterali anche gravi, inclusa tossicità renale e a livello osseo. Come ha commentato l’autore di uno dei due studi, la dottoressa Maria Buti dell’Hospital General Universitari Vall d’Hebron di Barcellona: “Questi due studi dimostrano che il trattamento con TAF è efficace e sicuro rispetto alla terapia con TDF. I pazienti con HBV richiedono un trattamento per lungo periodo e siamo contenti che questi risultati potranno fornire nel prossimo futuro un trattamento sicuro”. “I risultati di fase 3 presentati a questo congresso sono relativi a un nuovo farmaco che sostanzialmente è un tenofovir modificato, migliorato che ha una caratteristica molto particolare: si concentra quasi esclusivamente nel fegato eliminando l’esposizione sistemica ed evitando il rischio che questo farmaco vada nell'osso o nel rene – ha dichiarato a Pharmastar il professor Pietro Lampertico dell’Università di Milano – Quindi, è essenzialmente un tenofovir che potremmo definire di seconda generazione caratterizzato dalla stessa efficacia ma con un migliorato profilo di sicurezza”. "L’infezione cronica da epatite B è una malattia pericolosa per la vita che può portare ad insufficienza epatica, cancro al fegato e morte – ha dichiarato Norbert Bischofberger, vicepresidente esecutivo, Ricerca e Sviluppo e Chief Scientific Officer, Gilead Sciences - Con milioni di persone che vivono con la malattia, rimane una notevole preoccupazione per la salute in tutto il mondo. I risultati di fase 3 su TAF presentati questa settimana dimostrano il potenziale per far progredire il trattamento dell'HBV - offrendo un profilo di efficacia simile al TDF con il miglioramento dei parametri ossei e di sicurezza renale". In conclusione, questo nuovo farmaco dovrebbe eliminare spiacevoli effetti collaterali mantenendo l’efficacia del farmaco originator. E il professor Lampertico ha aggiunto: “Ci aspettiamo che questo farmaco sia particolarmente importante soprattutto nella realtà epidemiologica italiana caratterizzata da pazienti che hanno un'età mediana di oltre 60 anni, quindi, hanno comorbidità come patologie renali, patologie cardiovascolari e ossee indipendenti dalla epatite cronica B o anche indipendenti dalla terapia che possono però peggiorare con alcuni dei farmaci che utilizziamo in questo momento”. (ELISA DE DONNO)

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