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L’antipolio compie 50 anni,nel mondo fa ancora paura

Parte in Italia il più grande sforzo organizzativo di prevenzione vaccinale. Obiettivo: stoppare la poliomielite, che portava a paralisi circa 3000 persone ogni anno e aveva riaccensioni drammatiche come quella del 1958, con 7500 individui vittime dell’infezione
di Maria Rita Montebelli sabato 15 marzo 2014

4' di lettura

A ricordare il passato e una delle più grandi campagne vaccinali mai eseguite nel nostro Paese è il professor Pietro Crovari, Emerito di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Genova. “Dopo la scoperta degli studiosi guidati da John Franklin Enders al Children's Hospital Boston, che sono riusciti a coltivare il virus della poliomielite su cellule umane nel 1948, è cominciata la “corsa” al vaccino. Il primo a rendersi disponibile è stato il vaccino messo a punto da Salk con la tecnica dell’inattivazione del virus. Purtroppo però si è visto che la vaccinazione non dava sempre risultati univoci in termini di protezione – questa variava da lotto a lotto – e soprattutto si erano registrati casi di malattia legati alla sua somministrazione. In Europa e in Italia si cominciò quindi a vaccinare con il vaccino messo a punto da Sabin, con virus attenuato”. La data storica è il primo marzo 1964. In Italia il Presidente del Consiglio è Aldo Moro, che nella squadra di governo può contare tra gli altri su Giulio Andreotti alla Difesa, Saragat agli Esteri, Taviani al ministero dell’Interno e Giacomo Mancini alla Sanità. Al Quirinale c’è Antonio Segni e oltre Tevere Paolo VI. Prende il via allora la grande campagna, con una serie di tre vaccinazioni in rapida sequenza: a marzo si parte con il virus di tipo 1, ad aprile con quello di tipo 3 e a maggio con quello di tipo 2. Poi, a distanza di mesi, il richiamo con un unico vaccino trivalente. “La campagna ha coinvolto tutti i bambini tra i 6 mesi e i 14 anni, perché si pensava che sopra questa soglia la popolazione fosse immunizzata contro il virus grazie all’infezione naturale – precisa Crovari - Si lasciò per ultimo il virus polio 2 perché si era mostrato meno virulento e soprattutto la vaccinazione poteva interferire con le risposte nei confronti degli altri virus. Grazie a quella grande operazione di sanità pubblica, proseguita negli anni successivi, l’ultimo caso in Italia si è avuto nel 1983 e l’Europa è divenuta “polio free” nel 2000. Va ricordato che dagli inizi degli anni ’90 si è tornati a somministrare il vaccino Salk, opportunamente migliorato, risultato più sicuro”. Cosa succede oggi. A distanza di 50 anni, la vaccinazione rimane ancora un’arma formidabile per contrastare il possibile “ritorno” della poliomielite. “Per l’Italia il rischio è solo teorico ma esiste – sostiene il prof. Vincenzo Baldo, professore Straordinario in Igiene all’Università degli Studi di Padova – Dopo che lo scorso anno il virus è stato isolato in Israele, l’European center for disease prevention and control (Ecdc) ha raccomandato alto livello di sorveglianza. I rischi maggiori sono per chi non è vaccinato o non ha completato il ciclo primario di tre dosi. In Europa la copertura vaccinale contro la polio è di circa il 90 per cento con tre dosi di vaccino, ma vi sono sacche di popolazione che non sono immunizzate o lo sono poco. Si stima che 12 milioni di persone sotto i 29 anni non siano state vaccinate o non abbiano completato il ciclo primario di vaccinazione. In Italia circa il 96 per cento dei neonati viene vaccinato con tre dosi, quindi direi che il rischio è molto molto basso. Chi ha ricevuto le tre somministrazioni di vaccino può stare tranquillo”. In ogni caso il Ministero della Salute ha previsto una serie di raccomandazioni per chi ha in programma un viaggio nei Paesi attualmente a rischio: Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Somalia, Kenia e Israele. Per coloro che hanno completato il ciclo vaccinale di base a tre dosi ed abbiano ricevuto una dose di richiamo, è opportuna la somministrazione di una ulteriore dose di rinforzo prima della partenza. Il Ministero nella nota indica anche il vaccino di scelta per questo ulteriore richiamo, che è l’antipoliomielitico inattivo tipo Salk o IPV. Per i viaggiatori non vaccinati o vaccinati in modo incompleto, o ancora di cui si ignora lo stato vaccinale, è opportuna l’effettuazione di un ciclo vaccinale completo a 3 dosi. “In tutti i casi oggi il vaccino Salk potenziato si somministra con 4 dosi attraverso iniezione intramuscolare: le prime tre si fanno al terzo, quinto e undicesimo-tredicesimo mese, sempre utilizzando il vaccino esavalente combinato e la quarta dose al quarto-sesto anno – conclude Baldo - Va però ricordato che si sta facendo strada l’importanza di una quinta dose di antipolio, tale da aumentare il ricordo per il sistema immunitario che deve difenderci in occasione di un eventuale contatto con il virus. Anche al fine di difenderci da possibili virus “selvaggi”, è fortemente consigliata una quinta vaccinazione, sempre con il vaccino combinato quadrivalente”. (G. T.)  

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