Si può prevenire il secondo infarto? Non sono pochi i pazienti che hanno avuto un arresto cardiaco miocardico che possono andare incontro a un nuovo caso negli anni successivi. Per individuare i nuovi casi, i cardiologi utilizzano varie tabelle che tengono conto di numerosi fattori quali l'età, la familiarità, la presenza di varie patologie quali il diabete, l'ipertensione o malattie renali. Come riporta il Messaggero, sulla rivista Thrombosis and Haemostasis è stato pubblicato uno studio in cui è stato identificato un biomarcatore piastrinico che sembra in grado di predire la mortalità cardiovascolare a distanza in pazienti precedentemente colpiti da infarto miocardico. SI tratta del Tissue Factor.
È una glicoproteina fondamentale nei processi di coagulazione. Quando viene espressa sulla membrana delle piastrine può dare il via a processi trombotici che sono la causa dell'infarto. I ricercatori hanno reclutato 527 pazienti coronaropatici. Lo studio ha registrato che i pazienti in cui la percentuale di piastrine Tissue Factor positive era superiore al 4% avevano, dopo cinque anni, un rischio di mortalità cardiovascolare da 3 a 7 volte maggiore rispetto al rischio dei pazienti in cui tale percentuale era inferiore a tale soglia.
Per misurare il Tissue Factor basta la disponibilità in laboratorio di un citofluorimetro, che è uno strumento già utilizzato in molti centri per la tipizzazione delle leucemie. Occorre, però, effettuare studi multicentrici su larga scala per confermare questi primi risultati sperimentali e successivamente consentirne una possibile applicazione nella pratica clinica.