Il cancro non si limita a crescere in un punto: può “viaggiare” nel corpo e colonizzare nuovi organi. È questo processo, chiamato metastasi, a essere il più pericoloso. Ma c’è un dettaglio sorprendente che la ricerca ha chiarito solo negli ultimi anni: le cellule tumorali non partono sempre da sole. Spesso si muovono in gruppo, aumentando di molto le loro possibilità di sopravvivere e formare nuovi tumori.
Per anni si è pensato che le cellule si staccassero dal tumore principale una alla volta, entrando nei vasi sanguigni e affrontando da sole un viaggio estremamente rischioso. In realtà, molte di loro si aggregano formando veri e propri “sciami” cellulari, noti come CTC clusters. Questi gruppi possono contenere da poche a oltre cento cellule e, in alcuni casi, includono anche cellule non tumorali che le aiutano a sopravvivere. Il vantaggio è evidente: insieme, le cellule resistono meglio alle correnti del sangue e agli attacchi del sistema immunitario. Non a caso, gli studi indicano che i cluster sono fino a 50-100 volte più efficaci nel generare metastasi rispetto alle cellule isolate.
Eppure, il viaggio resta estremamente pericoloso. Il flusso sanguigno è un ambiente ostile e solo una minima parte delle cellule riesce davvero a sopravvivere e attecchire in un nuovo organo. Ma quando ci riescono, possono dare origine a tumori secondari spesso più difficili da trattare. Proprio per questo i ricercatori stanno concentrando l’attenzione su questi gruppi. A differenza di altri meccanismi del cancro, i cluster possono essere individuati con un semplice prelievo di sangue, rendendo più facile studiarli e capire come bloccarli.
Le prime strategie sono già in fase di sperimentazione. Un esempio è la digossina, utilizzata da tempo per malattie del cuore, che sembra in grado di ridurre la dimensione dei cluster interferendo con i legami tra le cellule. I risultati sono ancora preliminari, ma indicano una possibile strada.L’obiettivo, ora, è sviluppare terapie più mirate: farmaci capaci di impedire alle cellule tumorali di aggregarsi o di spezzare questi gruppi prima che riescano a colonizzare altri organi.La scoperta cambia il modo di guardare alla malattia: non solo cellule che si muovono, ma cellule che collaborano. E proprio interrompere questa “alleanza” potrebbe diventare una delle chiavi per fermare la diffusione del cancro.