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La Cina punta il dito contro l'Italia sui bonus agli impianti solari 'made in Ue'

Presentato oggi un ricorso all'organo di conciliazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto)

5 Novembre 2012

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La Cina punta il dito contro l'Italia sui bonus agli impianti solari 'made in Ue'
Presentato oggi un ricorso all'organo di conciliazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto)

Pechino, 5 nov. - (Adkronos/Xinhua) - La Cina ha presentato oggi un ricorso all'organo di conciliazione dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) accusando l'Italia e altri membri dell'Unione Europea di violazione delle norme sui bonus a impianti di energia solare 'made in Ue' che - secondo quanto dichiara il ministero del Commercio di Pechino - avrebbero "gravemente danneggiato le esportazioni cinesi" di pannelli fotovoltaici. La Cina punta il dito contro i sussidi erogati in Italia e Grecia rispetto alle tariffe incentivanti ordinarie, per quegli impianti che utilizzino moduli fotovoltaici e altri componenti prodotti nell'Unione europea o nello Spazio economico europeo.

"La Cina ritiene che le misure sono incompatibili con le norme del Wto in materia di trattamento nazionale e di nazione più favorita e costituiscono sovvenzioni sostitutive sulle importazioni che sono vietate dal WTO", dice la nota del ministero di Pechino. "La Cina si oppone risolutamente a ogni forma di protezionismo commerciale e intende fermamente esercitare i suoi diritti in quanto membro del Wto per proteggere i propri diritti e interessi legittimi", conclude il comunicato.

Il ministero sottolinea come la maggior parte dei paesi europei sovvenzionano produzione di energia rinnovabile, ma solo l'Italia e la Grecia ha fornito sussidi extra su progetti che utilizzano prodotti nell'UE impianti solari, che ha dato un vantaggio per i produttori comunitari. Nel 2010, la Cina ha esportato verso l'Italia 4,8 miliardi di dollari di celle e moduli solari in Italia. Il dato, si sottolinea nella nota del ministero di Pechino, è sceso a 3,88 miliardi di dollari nel 2011 e a 760 milioni di dollari nei primi nove mesi dell'anno, dopo l'adozione del provvedimento nel 2011.

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