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Serena Bortone si agita a Rai3, toni accesi ma ascolti bassi: i numeri fanno flop

 Serena Bortone

Daniele Priori
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Serena chiama e chiama forte, occhieggiando vistosamente a sinistra. Sono di ieri le ultime amareggiate parole della conduttrice che, presentando il suo libro a Milano, ha sentenziato: «Se abbiamo solo cantori del regime, l’arte e la cultura si impoveriscono e io questo timore ce l’ho». Messaggio reso con nettezza nella pratica, ovvero la linea editoriale e la scelta degli ospiti del suo programma Chesarà... Basta dare un’occhiata alle scalette delle varie settimane per riconoscere volti, icone, artisti, sindacalisti, personaggi della società civile provenienti tutti o quasi dalla stessa parte. D’altra parte ne va del buon nome e della tradizione della vecchia TeleKabul: RaiTre rimasta, a giudizio di Usigrai e dintorni, ormai senza una identità e delle firme riconoscibili.

Tanto che – dice la narrazione di sinistra – quando va male i suoi campioni non sono invitati. Quando va bene vengono censurati. Peccato che i fatti smentiscano ancora una volta la ricostruzione. Basta fare un rapido sfoglio dei comunicati stampa di presentazione delle varie puntate, tutti pubblicati sul sito dell’ufficio stampa della Rai, da cui emerge con chiarezza come Chesarà... sia una trasmissione giovane di nascita (va in onda solo da settembre) ma vecchissima di contenuti.

Figlia mai riconosciuta di Che tempo che fa, confusa tra Le parole che Gramellini s’è portato via a La7 e un senso di pesantezza diffusa che l’ironia surrealista di Gene Gnocchi riesce a malapena a diluire.

 

 

DA ALMODOVAR A LANDINI - Troppe le grida – stando ai racconti di corridoio di viale Mazzini – che parlano tra le altre cose di autori in fuga a metà stagione, nonostante la resistente serena appesa al suo target di pubblico da “campo largo” di centrosinistra. Pubblico (di telemorenti, direbbe Dagospia) paludato ma non certo numeroso e ancor meno entusiasta che nell’ultimo mese, giusto per restare in tema, si è dovuto sorbire ben due sermoni del segretario della Cgil, Maurizio Landini, invitato sabato 6 aprile per fare il punto sulla stagione sindacale al via e poi di nuovo il 20 a commentare la manifestazione sindacale a Roma e il caso Scurati nel frattempo fatto scoppiare ad arte. Del resto neppure l’arte vera, quella cinematografica di livello internazionale, esce dal loop di Serena.

La Bortone, infatti, agli esordi pensò di fare il botto invitando un numero uno del cinema e della cultura progressista come Pedro Almodovar, ospite sabato 30 settembre, che però fruttò il solito 3,5% di share e meno di 600mila telespettatori.

Una curva di ascolti che non si scollerà più di tanto raggiungendo la vetta solo dopo la censura immaginaria della scorsa settimana, superando di poco il 5% nella puntata di domenica 21 aprile, record stagionale. Nel mezzo, scorrendo ancora i nomi dei convenuti, il clima resta sempre lo stesso sinistro e mesto, visti i risultati. Così il 9 marzo scorso la lezione sulla cultura e il regime l’ha impartita il direttore del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia, Il 23 e 24 marzo, restando in ambito letterario, il clima si è fatto più barricadero con la parola ceduta allo scrittore e poeta Erri De Luca, noto per le sue posizioni spesso vicine alle ali più estreme dei movimenti di sinistra.

 

 

TEMPI CAMBIATI - E a proposito di movimentismo, a evocare la storia, nella stessa puntata Serena ha pensato bene di invitare l’attore Gael Garcia Bernal che tutti ricordano per la sua interpretazione di Che Guevara ne “I diari della motocicletta” del 2004. Arrivando alle ultimissime settimane si sono visti prima del grande assente Scurati: l’attore Ascanio Celestini, simbolo del teatro militante di sinistra e Giovanni Minoli. Ospite spessissimo dei talk nei quali un po’ il clima diventa più equilibrato anche la scrittrice Dacia Maraini e l’ex conduttore di Linea Notte e volto storico del Tg3 di Curzi, Maurizio Mannoni, bilanciati in qualche occasione anche da firme di Libero come Pietro Senaldi o Francesco Specchia in un rapporto tuttavia sempre generosamente pendente dalla parte della conduttrice, trasparente ma non certo super partes che, anzi, sembra essersi assunta sudi sé l’onere di portare la soma della Storia per rendere omaggio, lei da sola, alla tradizione del terzo canale Rai, un tempo feudo comunista.

Peccato per lei che i tempi siano cambiati e il pubblico sia curioso e svolazzante. E a fare la geniale moltiplicazione ironicamente proposta di recente da Geppi Cucciari ci mette un attimo. RaiTre per Tre fa inevitabilmente Nove. Tanto che anche i più radical-chic, alla fine, mollano il vascello di Serena Bortone. Che però non si arrende, insistendo nella sua sinistra missione Chesarà... sempre più complicata al cospetto dei dati d’ascolto che restano impietosi nonostante i prevedibilissimi colpi di scena in prossimità dell’ennesimo 25 aprile.

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