Presente Massimo Lopez nel famoso spot Sip riesumato per il Festival di Sanremo? Ecco, ora immaginatevi Carlo Conti: davanti al plotone d'esecuzione, nella sala stampa dell'Ariston, c'è lui. I giornalisti, assatanati, lo torchiano, lo incalzano, non lo fanno rispondere, ribattono colpo su colpo. E i dati sugli ascolti in calo, improvvisamente, passano in secondo piano.
Il conduttore e direttore artistico non si scompone, mai, nemmeno di fronte agli attacchi più pretestuosi o strumentali. Tale accanimento giornalistico (più che legittimo, per carità) non lo si ricordava in altre ere sanremesi, peraltro coincidenti con altre ere politiche. E gli stessi temi contestati assomigliano tanto a un'agenda politica ben chiara. Viene dunque un dubbio: non è che Conti sia nel mirino perché giudicato un "esponente della Rai meloniana"? Anzi, un big di TeleMeloni? D'altronde, gli avevano pure chiesto conto della presenza della premier all'Ariston e lui, quasi prendendo le distanze, aveva risposto che sì, Giorgia Meloni sarebbe potuta venire ma solo se avesse comprato il biglietto.
L'anno prossimo lui a Sanremo non ci sarà. Lo ha già detto. Eppure Giuseppe Candela di Dagospia gli chiede conto, giovedì mattina, della presunta "mancanza di rispetto" del dirigente Mazzi che mercoledì aveva ventilato l'ipotesi di uno Stefano De Martino alla guida del Festival ne 2027. "Il pressing di Fratelli d'Italia continua", scandisce Candela. Conte non fa una piega e chiarisce di aver confermato da tempi non sospetti che questa sarebbe stata la sua ultima edizione. Nessuna mancanza di rispetto, nessuno "sgambetto". Tuttavia, è un fuoco di fila.
"Se voto al referendum sulla giustizia? Non lo so. Quando eleggo delle persone, lo faccio perché siano dei miei rappresentanti, perché sanno fare il loro lavoro, mi fido di loro", è un altro dribbling del conduttore di fronte al tentativo di buttarlo nel calderone delle polemiche romane. "In linea generale mi piace questa democrazia", ha aggiunto.
Seguono gli appunti dei giornalisti presenti all'Ariston sugli atleti paralimpici invitati d'onore mercoledì sera. "Lei li ha chiamati speciali, ma ci sono attivisti che spiegano molto meglio come approcciarsi alla questione. Bisogna essere preparati", lo rampogna un inviato. Conti ha anche avuto il torto di chiamare Francesca Lollobrigida, stella a Milano-Cortina bi-campionessa nel pattinaggio velocità, "mamma d'oro". Apriti cielo. Qui Carlo sembra un po' stizzito: "Perché non è una mamma? Non ho capito il problema... Io sono stato cresciuto solo da una donna, figuriamoci se non rispetto le donne". Sulla sua testa grava l'eterno incubo del "patriarcato". "Non sapevo di questa polemica, ho visto le immagini delle Olimpiadi, di lei che andava dal bambino con la medaglia, mi sembrava carino dirlo". Non sapeva che, evidentemente, è vietato.
Alle Bambole di pezza non ha consegnato il consueto mazzo di fiori. Sfregio alle donne? "Non ce l'ho fatta, non mi sono reso conto che il brano stava finendo, domani gliene porterò dieci", si scusa ancora il conduttore, la cui "fedina penale televisiva" sembra aggravarsi ogni minuto di più.
Infine, il "processo mediatico" di giornata più eclatante. La giornalista di Gente accusa di fatto il direttore artistico di aver volutamente scelto di portare a Sanremo più artisti uomini che donne (solo 8 su 30). Conti spiega che lui non fa preferenze di genere, ma di qualità del brano. "Io scelgo le canzoni", ripete due volte. La sala stampa, per una volta, batte le mani e la collega si arrabbia: "Cosa applaudite? Non si applaude alle domande", e forse nemmeno alle risposte.
Dalle quote rosa alle quote russe. Conti ha scelto pure Irina Shayk come co-conduttrice e c'è chi pretende una parola chiara sulla guerra in Ucraina. Ovviamente contro Vladimir Putin. La super tom model svicola: "Voglio inviare un messaggio di pace e amore in tutto il mondo. Da russa sono lieta di questa occasione di essere qui". Non basterà: interrogazione parlamentare in vista, la tenuta del governo contiano (inteso come Carlo) è evidentemente scricchiolante.




