Sal di qua, Sal di là, tirano tutti Sal per la giacchetta: politici, concittadini, vecchi e - soprattutto - nuovi amici che, toh, sono improvvisamente spuntati come funghi. Prima non c’erano e oggi eccoli lì, una marea di proSal che s’arrampicano sul carro del vincitore di Sanremo 2026. Tutti tranne lui, Carlo Conti, l’unico che ne avrebbe diritto in quanto “portatore di Sal” all’Ariston e che, invece, nella tipica conferenza di chiusura andata in scena ieri, si è limitato a salutare in modo assai educato e con il fare di chi non vedeva l’ora di tornare nella sua Firenze. «È stata un’esperienza divertente, molto entusiasmante, vissuta con grande serenità. E sono felice anche dei risultati: vado via con la medaglia d’oro e di bronzo», spiega il conduttore in riferimento agli ascolti (la finale ha radunato 11.022.000 spettatori con il 68,8% di share, nel 2025 furono 13.427.000 spettatori con il 73,1%: oltre 2 milioni di “teste” perdute).
E ancora, rispetto all’inedito passaggio di consegne in diretta con l’erede Stefano De Martino: «Quando due mesi fa ho detto il “no” definitivo all’azienda a rifare Sanremo, e l’azienda ha preso la sua decisione, ho chiesto fortemente di fare il passaggio di consegne in video. Mi sembrava un segno di coesione aziendale, di rispetto, mi piaceva l’idea di essere in mezzo a un Festival che guardava al passato, con Baudo, e che passava il testimone al futuro, con Stefano». Un signore. Ma, dicevamo, questo è stato indiscutibilmente il Festival di Sal Da Vinci e della sua Per sempre sì, già tormentone ovunque e diventato perfino “caso politico” per evidenti questioni di referendum & opportunismo.
Da qualche giorno è diventata virale l’immagine del cantante con tanto di didascalia («La mia canzone si intitola “Per sempre sì”, ma al referendum costituzionale voterò “No alla riforma Nordio”»), ieri è arrivata la smentita dello stesso vincitore: «Non ho mai detto cosa voterò, è una fake news dire che io sia per il no». L’occasione “sinistra” per portare dalla propria parte l’uomo del momento era troppo ghiotta, ma non è andata a buon fine (anche se, si sa, un notizia smentita solo dopo alcuni giorni... ha già fatto il suo sporco lavoro).
Per il resto l’emozione mista a gioia dell’artista napoletano è visibile e legittima: «Ho ancora addosso sulla mia pelle questo affetto clamoroso e che tutti mi hanno regalato. È la vittoria di un popolo e la vittoria di tutti quelli che hanno perseverato nel seguire un sogno. Faccio questo mestiere da quando avevo 7 anni e l’ho continuato con insistenza tra cadute e salite ripide. Non è stato facile, ma è una vittoria di tutti quelli che vengono dal basso come me». Una vittoria limpida e veramente sul fil di lana, se è vero come è vero che il secondo classificato, Sayf, è stato preferito dal televoto ed è finito al secondo posto per pochi decimali solo perché penalizzato dai giurati in sala stampa («Uno parte senza sperare niente- ha confidato il giovane artista genovese di origini tunisine - Poi però quando arrivi lì, a un passo, è come perdere ai rigori...»).
Ai “rigori” ha vinto il cantante napoletano e, di riflesso, tutto il popolo partenopeo che in qualche modo si è “vendicato” della sconfitta di Geolier datata 2024, motivo a suo tempo di clamorose polemiche («questa vittoria è anche sua», ha voluto specificare Da Vinci). Lo stesso trionfo è diventato motivo per innescare una, francamente evitabile, diatriba Sud-Nord promossa da chi ha bisogno a tutti i costi di trovare sempre un nemico, anche quando un nemico non c’è. Sal Da Vinci di imbruttirsi con certe questioni non ha proprio voglia e, semmai, non vede l’ora di partecipare all’Eurovision: «Portare la musica italiana fuori dal nostro Paese è un grande motivo di orgoglio». Sarà curioso vedere come un brano per certi versi “tradizionale” verrà accolto dal resto del continente, ché un anno fa l’Europa ci sfotticchiava col pezzo del cantante estone Tommy Cash Espresso Macchiato e, questa volta, dovrà fare i conti con quel “Saremo io e te / accussì / Sarà per sempre sì” che è già impresso in tutte le nostre teste, da Aosta a Lampedusa.