"Gli americani sono molto fortunati, perché dovunque vanno per esportare la libertà... trovano il petrolio". Sui social la pagina di Che tempo che fa, il programma della domenica sera condotto da Fabio Fazio sul Canale Nove, rilancia le sprezzanti parole di Michele Serra, firma di Repubblica. Il riferimento è al Venezuela e, ora, ovviamente anche alla massiccia operazione militare scatenata sabato in Iran da Donald Trump insieme a Israele.
In studio da Fazio c'è anche Cecilia Sala, la giornalista italiana che a Teheran c'è stata più volte, finendo anche in carcere dal 19 dicembre 2024 all'8 gennaio 2025, in una complessa vicenda di "ricatto diplomatico" voluto dal regime di Khamenei, la Guida Suprema uccisa sabato nei raid.
“Gli americani sono molto fortunati, perché dovunque vanno per esportare la libertà… trovano il petrolio”.
— Che Tempo Che Fa (@chetempochefa) March 1, 2026
- Michele Serra a #CTCF pic.twitter.com/8gLawLb4XN
"L'Iran ha detto da prima che cominciassero i bombardamenti americani e israeliani, 'questa volta reagiremo per fare male, reagiremo per versare sangue americano e israeliano perché secondo noi è l'ultima forma di deterrenza che ci possiamo permettere. Se non riusciamo a colpire le basi americane e Israele andando a segno, come non erano riusciti il primo giorno, colpiremo i Paesi che vi aiutano o che vi consentono di lanciare questi attacchi dove ci sono le vostre basi', ricorda la Sala. "Hanno colpito gli hotel di Dubai dove tantissimi occidentali e non soltanto ovviamente vanno in vacanza durante tutti i mesi dell'anno. Hanno colpito anche la flotta francese lì ed è il motivo per cui la Francia rafforza le difese, ma l'idea iraniana è: 'Facciamo passare la voglia a Trump di bombardare il nostro paese scatenando una guerra regionale che il suo elettorato in America non gli perdonerebbe', una guerra in Medio Oriente in cui gli Stati Uniti rischiano di impantanarsi, che diventa grande, lunga e in cui perdono la vita i soldati americani, come è successo oggi".
Accanto alla questione bellica, c'è quella politica. Che ne sarà del regime degli ayatollah? "La grande domanda è tutta là, tenendo anche conto che una leva fondamentale da questo punto di vista sarà esattamente quello che dicevamo prima, la reazione del popolo iraniano, perché anche questo è un altro pericolo", riflette Massimo Giannini, editorialista di Repubblica.
"Attenzione, abbiamo visto prima le immagini che ci riempiono il cuore di speranza di tutto il popolo in festa, che era quello che verosimilmente aveva protestato anche in questi ultimi tre anni, scendendo in piazza, rischiando la vita ogni giorno, felici perché il tiranno è caduto. Però mentre succede questo, oggi in piazza, nella piazza della rivoluzione, sempre a Tehran, c'erano migliaia e migliaia di altri iraniani che piangevano disperati per la morte del tiranno, perché non lo consideravano il tiranno, perché consideravano Ali Khamenei la guida suprema. Per loro sappiamo che il potere politico coincide con quello religioso. Quindi quali dei due sentimenti prevarrà all'interno del popolo iraniano? Questo pure è una cosa molto importante. E per contro, e qui torniamo alla speranza che dicevamo prima, riposta purtroppo nelle mani di due architetti del caos, hanno già chiara una exit strategy, come si dice, rispetto a quella che adesso è una transizione totalmente incerta, cioè hanno davvero già contatti con parti di quel che resta dello Stato iraniano per garantire una transizione e poi anche diciamo una guida di quel paese diversa, moderata, comunque ordinata? Noi non lo sappiamo. L'unica cosa che sappiamo è che questa è la quarta guerra del golfo. Ne abbiamo fatte già tre. Prima Iran contro Iraq, un milione di morti e passa con uso di armi chimiche e tutto quel che sappiamo. Nel 90 Saddam Hussein invade il Kuwait, interviene l'America con altri 40 paesi e poi arriviamo al 2003 quando rispondendo alla strage delle Torri gemelle, l'America con la coalizione dei volenterosi invade l'Iraq. Ogni volta abbiamo creduto che con queste guerre avremmo risolto il problema di quella polveriera. Adesso siamo alla quarta guerra. Dobbiamo sperare che non ce ne sia una quinta e poi una sesta e così via".