Un Lino Banfi inedito quello che appare nel documentario Lino d’Italia: storia di un itALIENO diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures. E proprio durante la proiezione durante l’ultima giornata del Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, Banfi si è raccontato: "Se io non avessi aperto un giorno questo piccolo vialetto che ha condotto piano piano a far capire che anche noi in Puglia siamo spiritosi".
E ancora: "Sono uno che ha fatto sempre le cose con il garbo di chiedere, di chiedere scusa. Ho recitato in centinaia di film, serie e varietà e non ho mai combinato guai. Arrivare all’età di novant’anni senza fare danni, senza trucchi e senza inganni, non è facile". Le difficoltà iniziali però sono state tante: "Nel mio percorso mi è capitato di non mangiare, piangere, dormire nei vagoni dei treni fermi alla stazione di Milano. Farmi operare alle tonsille solo per stare al caldo di un ospedale".
Da qui il messaggio ai giovani: "Se si è pronti a fare tutto questo, allora forse si è pronti a diventare attori famosi. I ragazzi devono fare la gavetta, non chiedersi come diventare popolari. I giovani vogliono essere influencer. I social stanno rovinando le famiglie". E, infine, sul cinema di una volta: "Alcuni film che ho fatto, oggi non si potrebbero realizzare, come Dio li fa e poi li accoppia di Steno, dove interpreto un salumiere gay esagerato. Mi sparerebbero per strada".