Dopo Francesco De Gregori e Vasco Rossi, tocca a un'altra star della nostra musica, Enrico Ruggeri, finire nel tritacarne politico. E senza alcuna colpa. Solo quella di doversi esibire in concerto a Codogno, la cittadina lombarda in provincia di Lodi divenuta tristemente famosa nel febbraio del 2020 come uno degli epicentri del terremoto-Covid.
Il problema, per la sinistra, è che Ruggeri è stato uno dei pochi vip a "dubitare" della gestione della pandemia, finendo irrimediabilmente nel calderone dei "cattivi" e dei "no-vax". A 6 anni e mezzo di distanza, uno stigma che ancora lo perseguito. Forse anche perché il cantautore milanese è fieramente "alternativo" e fuori dal circoletto rosso progressista.
L'opposizione Pd del Comune di Codogno ha contestato il concerto di Ruggeri in programma il 4 luglio per la Notte Bianca: "Recentemente l’artista ha ribadito quelle convinzioni, confermando di non aver preso le distanze dalle posizioni sostenute negli anni del Covid. Non si tratta quindi di dichiarazioni appartenenti a una fase ormai superata", ha fatto notare Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del Partito Democratico di Codogno.
I dem hanno preparato una sorta di dossier su Ruggeri, citando una sua dichiarazione: "Vi ricordo che io nel 2020 mi sono schierato eccome, quando, primo e unico, all’inizio, dissi che la vicenda Covid era una vicenda indotta, pilotata e non credibile. Non voglio dire che avevo ragione o no, ma questa era la mia battaglia, mi sono schierato. Ho perso tutto dal punto di vista di lavori, ingaggi, partecipazioni e mi hanno coperto di insulti".
Ruggeri ovviamente non rinnega nulla di quello che ha detto e di quello che pensa. Si limita semplicemente a rassicurare i democratici: "Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano", ha scritto su Instagram, sottolineando però che "comunque l’aria che tira è preoccupante". L'hashtag è esaustivo: "#Censura".