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La vita di Guareschi ora diventa un film

Presentato in Senato il biopic dedicato alla vita del papà di Don Camillo in programma su Rai1 a settembre
di Egidio Bandini giovedì 4 giugno 2026

3' di lettura

Si intitola Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano, il film o, meglio, il “biopic” dedicato alla vita del papà di Peppone e don Camillo, al centro del convegno voluto dall’onorevole Raoul Russo al Senato, dal titolo “Giovannino Guareschi, giornalista per la libertà”. Marco Ferrazzoli, giornalista e scrittore (che sta preparando un altro volume su Guareschi) e sceneggiatore del film, ha moderato gli interventi, aperti dai saluti del presidente del Senato Ignazio La Russa che ha ricordato la condanna che subì Guareschi per diffamazione, a seguito della querela sporta da Alcide De Gasperi dopo la pubblicazione, sul Candido, di due lettere a firma «Degasperi», di cui nessuno ha mai stabilito la non autenticità, nelle quali l’allora esponente del Cln chiedeva agli alleati il bombardamento della periferia di Roma: «Il fatto che portò Guareschi in carcere per 409 giorni, oggi per Report» ha detto La Russa «sarebbe stato considerato quasi banale.

Quella fu una condanna ingiusta, che si andò a sommare a quella a otto mesi e sospesa, rimediata per la vignetta sui vini del presidente Einaudi. Guareschi sapeva il rischio che correva, sia durante il processo, che prima della prigionia nel lager nazisti, dove venne internato per aver rifiutato di continuare la guerra a fianco dei nazisti, lager da dove scrisse pagine indimenticabili. Qui, nel dramma della prigionia», ha concluso il presidente del Senato «ha iniziato a pensare come raccontare il suo “Mondo piccolo”, quello di don Camillo e Peppone, che va ben oltre la pianura emiliana: è il piccolo mondo di tutta l’Italia, nel quale Guareschi ci ha insegnato che il rispetto fra le persone travalica le ideologie. Peppone e don Camillo sono sì agli antipodi, ma rimangono contraddistinti da una grande umanità e vorrei che questa umanità nelle contrapposizioni vivesse anche oggi».

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In apertura del convegno è stato proiettato il trailer del film su Giovannino; film che, in un’unica puntata, basata sul volume Chi sogna nuovi gerani? curato da Alberto Guareschi e dalla sorella Carlotta nel 1993, dovrebbe andare in onda su Rai1 in occasione della giornata dedicata agli internati, il 20 settembre, si limiterà a un arco di tempo piuttosto breve: dal 1945, anno della liberazione di Guareschi dai lager nazisti, al 1954, anno della carcerazione a seguito della condanna per diffamazione, seguita al processo De Gasperi. Il regista Andrea Porporati ha spiegato che la produzione, gli sceneggiatori e i soggettisti hanno scelto di occuparsi d’un lasso di tempo breve, per concentrarsi sul ritorno a casa dalla prigionia e seguire la nascita del Candido e dei primi film della serie “Don Camillo”, sino alla carcerazione.

L’attore protagonista nei panni di Giovannino è Giuseppe Zeno, mentre l’interprete della moglie Ennia-Margherita è Benedetta Cimatti (già sovrintendente Buffarini nella serie «L’ispettore Coliandro» e Rachele Mussolini nello sceneggiato «M il figlio del secolo»); nei panni di Primo Augusto Guareschi (padre di Giovannino) c’è Andrea Roncato. La regia è di Andrea Porporati che è anche, con Marco Ferrazzoli, sceneggiatore, mentre il soggetto è dello stesso Porporati, con Simone Ortolani, Roberto Vecchi, Emiliano Procucci e Gloria Giorgianni. Consulente Alberto Guareschi che, va da sé, ha concesso alla produzione Anele Srl, con l’Ad Gloria Giorgianni, i documenti dello sterminato archivio di Roncole Verdi.

Se fosse possibile, sarebbe interessante sapere cosa ne potrebbe pensare proprio Giovannino Guareschi che alla tv svizzera, quando parlò dello sceneggiato basato sui suoi racconti di famiglia, disse, riferendosi all’attore protagonista di allora, Yor Milano: «Per sua disgrazia lui mi somiglia moltissimo. Quella che non va bene è la moglie» soggiungendo, rivolto alla giovane e bella attrice che doveva interpretare Ennia/Margherita: «Sì, che non va bene è la mia!». La Russa ha chiesto che il film venisse proiettato in anteprima al Senato.

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