Lilli Gruber
Toh, una puntata divertente a Otto e mezzo. Perlomeno, non scontata. Una rarità, perché quando a La7 Lilli Gruber ospita Marco Travaglio sono soliti tutti inginocchiarsi di fronte alle verità rivelate del direttore del Fatto quotidiano. E chi non lo fa viene isolato, schernito, zittito in modo sbrigativo.
Invece, come diceva il saggio, «basta poco che ce vo’»: bastava invitare un amico di Travaglio come Carlo Freccero, semplicemente un tipino mai domo. Motivo delcontendere bizzarro a queste latitudini, il delitto di Garlasco. «Io non sono un giudice e non ho assolutamente competenze, per cui non so chi è colpevole oppure no. So solamente che c’è uno in galera innocente, cioè Stasi. A me questa cosa non piace». Quindi arriva una stilettata velenosa alla Cassazione che ha rovesciato le assoluzioni di Stasi: «Poi la revisione è ammessa addirittura nel nostro ordinamento, se ci sono dei fatti nuovi...».
«E chi l’ha detto che è innocente?», domanda scettico Travaglio. L’ex direttore di Rai 2 denuncia i «100 errori nell’inchiesta» che ha portato alla condanna del fidanzato di Chiara Poggi ed elogia il lavoro della “Rete” in questi anni: «Allora, tu hai questa idea che la Cassazione ha sempre ragione. Su Internet c’è una community che ha lavorato sui documenti con una competenza e una precisione incredibili. Dovete davvero imparare a tenere presente Internet, anche tu, Marco, non solamente i giornaloni, perché ormai lo scenario è cambiato. Ci sono personaggi molto importanti che la televisione ha dovuto riprenderli, Bugalalla, Spinnato...».
«Io tengo presente Internet- replica stizzito il direttore de Il Fatto Quotidiano solo che tu hai citato una manica di cazzari che la metà basta. Sono una manica di cialtroni che inventano un sacco di balle». «Lo so, ma c’è anche della gente competente, credimi. E io sono pronto a sostenere pubblicamente la competenza di queste persone». Nella sua intemerata, Freccero si scaglia pure contro Quarto grado e Gianluigi Nuzzi, generando un certo turbamento in Marco Travaglio e Lilli Gruber.
Ah, la libertà di pensiero: roba da incrinare sodalizi lunghi decenni.