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Serie A e coronavirus, chi è Paolo Dal Pino: l'amico dei potenti che fa litigare tutti e diventa capro espiatorio

Tommaso Lorenzini
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Fino a poche settimane fa, il pubblico del grande calcio non aveva la minima idea di chi fosse Paolo Dal Pino, il presidente della Lega di serie A eletto lo scorso 8 gennaio con 12 traballanti voti su 20 dai club di serie A, in sostituzione di quel Gaetano Miccichè durato meno di due anni, "invitato" a dimettersi per irregolarità nella sua elezione (caso sollevato dal patron del Genoa, Enrico Preziosi, quello della valigetta con 250mila euro...). Furibondo al momento dell'addio forzato e ritenendosi «vittima di una guerra di poteri», oggi Micciché sta stappando come minimo una bottiglia al giorno, vista la fortunata tempistica con cui ha potuto evitare la patata incandescente dell' affaire Coronavirus.

Una bomba innescata che si è ritrovato fra le mani Dal Pino (cognome che sui social la gente continua a storpiare), il quale negli ultimi giorni ha spesso messo da parte il suo sorriso, si è ritrovato come capro espiatorio di una situazione imprevedibile, al centro delle liti fra club che con lui e contro di lui si sfogano per «proposte provocatorie» (Marotta dixit su Juve-Inter): è passato dall'essere amico di tutti a quello capace di far litigare tutti. E sì che avrebbe un profilo trasversalissimo, con quel curriculum.

DA MARIA DE FILIPPI A SILVIO
Classe 1962, Dal Pino si laurea in economia all'Università di Pavia e a soli 24 anni entra nel mondo del lavoro in quella che all' epoca, siamo nel 1986, era forse la realtà più inarrestabile in Italia, la Fininvest di Silvio Berlusconi. Sfruttando al meglio il trampolino di lancio, Dal Pino inizia a sedersi ai tavoli che contano. Paolo è uno competente ma anche alla mano, come racconta Maria De Filippi: «Era il mio amico del cuore, mia madre lo considerava un genio. Effettivamente ha fatto una bella carriera. A 31 anni era già direttore generale di Repubblica. Vivevamo nello stesso palazzo, era quello più bravo in tutto: a tennis era un campione e io una pippa, lui sapeva tre lingue e io no».

Dal Pino è anche fuoriclasse nelle relazioni: dal Cavaliere, a Cesare Geronzi fino a Carlo De Benedetti, stringe legami con tutti, si fa largo alla Mondadori, ma è al Gruppo l'Espresso che mette a punto un capolavoro per l'Ingegnere, inventandosi nel 1999 il portale Kataweb, uno dei primi e pioneristici hub internet in Italia: prima della bolla della new economy, venne valutato la cifra mostruosa di seimila miliardi di lire da Unicredit, che ci credeva a tal punto da volerne il 5% (305 miliardi di lire) puntando su una futura quotazione in Borsa, mai avvenuta. Nella bacheca di Dal Pino c'è anche il colpaccio Seat-Pagine Gialle: per molti era ormai una missione impossibile, lui arriva a Telecom e la riporta all'utile vendendola poi nel 2003 a un gruppo di fondi di private equity per 5,6 miliardi di euro.

Lombardo di nascita, estrazione e impostazione manageriale, Dal Pino ama il quartiere milanese di Brera ma il suo cuore batte anche per il Brasile, buen retiro e tappa fondamentale della propria vita personale e lavorativa. Marco Tronchetti Provera di lui si fida ciecamente e, dopo Telecom, lo mette sulla poltrona di presidente di Pirelli Brasile, mercato strategico a livello mondiale per gli pneumatici. È qui che Paolo viene insignito nel 2010 della cittadinanza onoraria di Rio, è qui che si fa amico anche Lula da Silva, l'ormai ex padre-padrone della terra verdeoro (tanto che lo porterà a Milano nel 2014 come ospite d'onore del cda Pirelli), è qui che ama rifugiarsi con i due figli e la moglie, Cristina Rotondaro, apprezzatissima designer di gioielli, nata in Kenia, figlia dell'ex ambasciatore Vittorino e sorella di Daniela, ambasciatore di San Marino in Italia.

UN UOMO NON AL COMANDO
Eppure, l'uomo di mondo Dal Pino oggi cade dal pero, inciampando su questo dannato Coronavirus e su un pallone che, appena gli è finito fra i piedi, ha iniziato a rimbalzare storto. Non aveva ben misurato la palude in cui andava avventurandosi, Paolo; abituato a fare i conti con i contabili, oggi deve deve farli con la parte meno razionale e meno imbrigliabile del Paese: il mondo del calcio, un puzzle composto da squali abituati a vivere sul filo del fuorigioco e da quei circa 60 milioni di italiani che, alla bisogna, sanno essere ct, direttori sportivi, mister o bomber implacabili. Dal Pino ha il vago sospetto di essere un uomo solo non al comando.

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