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Serie A, medici delle squadre in rivolta: "Cosi il campionato non parte"

Francesco Perugini
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 I medici del calcio si ribellano al protocollo governativo per la ripresa degliallenamenti. L’ok del Comitato tecnico-scientifico per il ritorno alle sedute di gruppo dal 18 maggio sembrava poter dare un po’ di serenità, ma i sanitari del pallone svelano il castello di carte su cui è stata pianificata la ripartenza del sistema: «Molti colleghi della Serie B minaccianodidimettersi»,dichiara a Libero EnricoCastellacci, presidente di L.A.M.I.C.A. (Libera Associazione Medici Italiani del Calcio). «Perché noi medici del calcio non siamo stati interpellati  nella discussione? Non abbiamo un contratto depositato in Lega, siamo i soggetti più fragili e ci ritroviamo con la responsabilità penale in caso di un nuovo contagio. Non basta un’assicurazione a tutelarci. La questione va rivista perché il medico deve preservare la salute, non fare il vigile: deve controllare la sanificazione, i tamponi, non può  controllare la logisticao evitare la fuga di un magazziniere dal ritiro. Anche i club devono essere responsabili». L’ex medico della Nazionale attacca le conclusioni degli esperti -«il protocollo deve essere applicabile dalla A alla serie C perché i calciatori sono professionisti e hanno il diritto di allenarsi perché è il loro lavoro» - e suggerisce unalettura polemica della strada intrapresa dai 20 consiglieri dell’Esecutivo: «Una volta che si  iniziano le trasferte, il pericolo di contaminazione è più alto, basta un solo giocatore e si blocca ilcampionato. Ci sono perplessità non indifferenti sulla volontà di ripartire: se ci fosse, avremmo accettato il metodo della Bundesliga». Cioè isolamento solo per un eventuale nuovo positivo e test per gli altri, mentre il Cts ha imposto l’obbligo di quarantena per l’intero gruppo-squadra. Che vuol dire, come ribadito ieri anche dal sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, che al primo incidente «si ferma tutto, anche il campionato». Mentre anche la Premier League abbraccia il modello tedesco con l’ok del Parlamento (ma unaparte dei giocatori sarebbe contrario alla ripresa degli allenamenti il 18 maggio), arriva la replica di Luciano Nobili (Italia Viva) suTwitter:«Se in un supermercato una cassiera è positiva, non chiude il negozio. Se in Parlamento ci sono contagiati, non chiudono le istituzioni. Eallora perché Spadafora anche con un solo contagiato vuole chiudere il calcio e quindi tutto lo sport italiano?».

 

 

In attesa dell’informativa di oggi alla Camera dello stesso Spadafora (mentre la Lega A si riunirà per parlare di ripresa e diritti tv), arrivano le critiche anche di Pino Capua, membrodella commissione medico-scientifica della Federcalcio: «Se non sitrova una soluzione, il campionato non parte. Il modulo tedesco è assolutamente percorribile. Non capisco perché non farlo anche in Italia, il Cts ha messo i bastoni tra le ruote»,  spiega Capua che è anche presidente dell’antidoping Figc. «Per quanto riguarda i dilettanti, bisognerà attendere un vaccino, il rischio 0 non ci sarà a settembre, ottobre o novembre».

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