Serie a

Napoli, campionato riaperto? Cosa accade a Spalletti in inverno

Claudio Savelli

Meglio non ricordare al Napoli e ai suoi tifosi quale squadra vinse lo scudetto dopo la penultima Coppa del Mondo alzata al cielo dall'Argentina. Oltretutto quel Napoli d'annata 1986/87 perse la prima partita della stagione in trasferta il 4 gennaio, data in cui la capolista farà visita all'Inter. In caso di sconfitta, i tifosi partenopei potrebbero sfoderare corni e cornetti e sorridere alla cabala, anche se farebbero bene a dimenticarsene: è la prova di maturità a cui sono chiamati per l'ultimo passo verso la gloria, quello che è mancato negli anni di Sarri.
Napoli, ora, deve dimostrarsi all'altezza di ciò che il Napoli ha costruito: l'occasione di giocarsi un mini-campionato con 8 punti di margine. Ovvero due partite e mezza di bonus da spendere nelle 23 giornate che restano.

 


È un girone allungato, dunque più faticoso. Più che un onore, per il Napoli è un onere. La squadra ormai è studiata da tutti, dunque Spalletti dovrà trovare nuovi sentieri per il gol. In più le inseguitrici sono praticamente equidistanti, quindi credono in massa di poter rimontare. Si faranno forza a vicenda nell'eventualità di un rallentamento della capolista in una sorta di uno contro tutti. Correre in solitaria è sempre peggio che stare nel mucchio. Il Napoli non lo ha mai fatto di recente, non con questo margine. In più la squadra è ricca di giocatori di talento, sì, che però non hanno grandi vittorie nel curriculum. Non solo: non hanno mai neanche vissuto un girone di ritorno da favoriti.

 

ANNI D'ORO
Nemmeno Spalletti, se non quando allenava lo Zenit in Russia. Negli anni d'oro alla Roma ha sempre dovuto battagliare con la Juventus, uscendone con grandi punteggi e nobili piazzamenti (tre secondi posti nella prima esperienza, un terzo e un secondo nel bis) ma mai con lo scudetto. Con l'Inter, poi, nel primo anno ha frenato a gennaio dopo un'ottima partenza senza sconfitte simile a quella del Napoli: stagione 2017/18, tra metà dicembre e inizio febbraio raccolse solo 5 punti in 7 gare. Anche un anno fa inchiodò a dicembre con 9 punti in 9 partite.


Questo perché il vecchio Spalletti era un maestro nel mettere insieme i pezzi a sua disposizione, meno nel trovare varianti una volta che la sua squadra veniva studiata. Ma ora sembra essersi evoluto e completato. Dal punto di vista tattico, il Napoli di Luciano è fluido, dunque è difficile prenderne le contromisure. Spalletti è riuscito ad aggiornarsi nei due anni sabbatici post-Inter, presentandosi un anno fa molto diverso e con una nuova teoria: gli spazi non sono più tra i reparti ma tra gli uomini. E ci si allena per trovarli. Sul piano psicologico è cambiato, come se si fosse convinto di non aver più nulla da dimostrare. Sembra godersi la seconda parte di carriera con il giusto spirito. È positivo e sereno, non cerca la polemica ma lascia che arrivi per spegnerla con il sorriso. Sdrammatizza pur restando serio. Elogia Napoli piuttosto che sottolinearne i difetti. Pochi altri allenatori hanno saputo gestire e sfruttare a proprio vantaggio la passione della città.

 


 

ENTUSIASMO
La verità è che i 54 giorni di sosta sono stati utili a tutti tranne al Napoli perché quando hai entusiasmo non senti la stanchezza né la pressione. Che già si nota ad esempio nei fischi dei tifosi dopo i quattro gol incassati in amichevole dal Lille. Ecco, il Napoli ha perso solo l'ininfluente partita contro il Liverpool in stagione, dunque non si sa come reagirà al primo vero passo falso. Né come la prenderà il suo pubblico. Meglio prepararsi visto che, oltre al match con i nerazzurri, ci sono quelli con la Juventus e la Roma tra la Samp, la Cremonese e il derby con la Salernitana. La capolista si gioca gran parte delle possibilità per lo scudetto a gennaio. Ma è meglio non farglielo notare.