Il serbo

Novak Djokovic? Con gli Usa non vince: l'ultima mazzata

Giampiero De Chiara

Con gli Usa non si scherza per quanto riguarda regole e leggi. Deve averlo capito molto bene il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic che non potrà partecipare al torneo di Indian Wells (Masters 1000 in corso questa settimana in California) perché, come già accaduto l’estate scorsa con l’esclusione dagli Us Open, gli è stato impedito di entrare negli Stati Uniti perché non vaccinato contro il Covid. Il tennista serbo nelle scorse settimane aveva anche chiesto, senza successo però, una speciale esenzione alle autorità per giocare in terra americana. E per questo motivo salterà anche l’altro Masters 1000, in programma tra due settimane, a Miami. Tre settimane fa Djokovic si era dimostrato poco ottimista sulla sua possibilità di tornare a giocare sul suolo americano. «Il processo è iniziato. Adesso è fuori dal mio controllo. Mi piacerebbe giocare e sono contento di aver ricevuto l’approvazione dei direttori di Miami e Indian Wells. Spero che i responsabili delle decisioni diano l’approvazione. Sono in attesa poi di una risposta. Se non dovessero darmi il permesso, le mie prestazioni non ne risentiranno, l’ho già dimostrato lo scorso anno in Australia».

IMPENNATA DI CASI
E difatti quelle risposte Nole le ha ottenute e sono sempre le stesse. Le autorità Usa non transigono neanche per un grande campione come lui. Probabilmente l’atleta confidava nel fatto che tra due mesi le restrizioni attuali non ci saranno più. Sperava in una scappatoia, ma allo stato attuale delle cose gli stranieri che non hanno ricevuto una completa vaccinazione non possono entrare in Usa fino all’11 maggio. A differenza di altre nazioni l’allungamento del blocco all’ingresso, deciso alcuni mesi fa dall’amministrazione Biden, è stato deciso da Washington dopo l’impennata di casi Covid-19 in Cina. Anche paesi più fermi nelle normative anti-coronavirus come Nuova Zelanda e Australia (paese che impedì al tennista di partecipare proprio agli Australian Open 2022) hanno aperto le porte ai non vaccinati. L’anno scorso il serbo fu escluso da due dei quattro tornei di Slam.

Stop che gli fece perdere il primo posto nella classifica mondiale, ma che comunque non gli ha impedito di tornare ad esserlo. Grazie, quasi per uno strano scherzo del destino, alla vittoria proprio in Australia a gennaio. Proprio il paese che l’anno prima (nel 2022) aveva impedito a Djokovic di partecipare. Come si vede una gran confusione di norme e regolamenti che valgono da un paese all’altro. Il tennista, inoltre salvo qualche dichiarazione distensiva, non ha intenzione di cambiare idea sul vaccinarsi e così l’ostracismo degli Stati Uniti nei suoi confronti rimane. Lui però sembra non farci caso e si fa scudo dei numeri che sono dalla sua: ha appena conquistato il record di settimane totali come numero uno: 379. E non vuole certo fermarsi: vaccino o non vaccino.