Ha commentato una delle pagine di sport più importanti della storia per l’Italia, si è emozionata e ha fatto emozionare milioni di italiani. Lei è Elena Pero, voce del tennis su Sky da oltre 25 anni, intervistata dal Corriere della Sera dopo aver raccontato il primo Wimbledon vinto da un italiano, il fenomeno Jannik Sinner numero uno al mondo: “Non pensavo di emozionarmi tanto. Sinner è un’onda hawaiana, enorme: dobbiamo tutti imparare a gestirla. E mi chiedo: ‘Cosa c’entro con tutto questo?’”.
Non un inedito per lei, che quattro anni fa commentò anche la finale tra Novak Djokovic ed il nostro Matteo Berrettini, quella volta purtroppo senza alloro finale: “Quattro anni fa ero più agitata. Mi dicevo: ‘Rivoglio Tommasi e Clerici, non esiste che ora ci sia io. Rino Tommasi ha avviato al lavoro decine di persone, io tra quelle: proverò sempre gratitudine”. Nel finale della gara tra Sinner e Alcaraz l’emozione è aumentata gradualmente, la Pero racconta: “Negli ultimi game mi dicevo di essere razionale. Scrivevo gli appunti storta, sbilenca, dall’agitazione. Non potevo fidarmi di me stessa con tutta quella emozione. Avevo gli appunti pronti, ma aspettavo a tirarli fuori”.
Nessuna scaramanzia per la voce del tennis: “Sono della scuola Tommasi, che si divertiva a fare quello che per gli altri era fonte di sfortuna. Ad esempio dire: ‘È a due punti dal match’”. Sui social, però, c’è chi l’ha criticata sostenendo che faccia il tifo contro Sinner: “Un’accusa assurda, non li leggo: sui social c’è cattiveria che ferisce, non critiche che arricchiscono”. Sinner-Alcaraz passerà alla storia come le sfide tra i “bigh three”? La Pero ne è convinta: “In potenza sì. Ma i Big-3 hanno vinto 24, 22 e 20 Slam, andiamoci piano. Ora manca il terzo, un antagonista che si inserisca con arroganza, come Djokovic. Arroganza che era consapevolezza. Non avrebbe mai dato il pugnetto al rivale prima di una finale. Serve un ‘cattivo’”.