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Milan, rumors clamorosi a poche ore dal big match con la Lazio

di Claudio Savellisabato 29 novembre 2025
Milan, rumors clamorosi a poche ore dal big match con la Lazio

2' di lettura

Il numero 10 che deve, suo malgrado, o forse non più, vestire i panni del 9. È la nuova vita di Rafael Leao, costretto a farsi centravanti del Milan senza possibilità di pensarci su. Dopo la vittoria nel derby da lui orchestrata, ecco che il portoghese deve caricarsi sulle spalle tutto l’attacco rossonero per la sfida casalinga contro la Lazio (ore 20.45, diretta Dazn e Sky Sport) perché Pulisic, capocannoniere della squadra e del campionato con 5 reti, è di nuovo fermo per un affaticamento. E senza neppure Gimenez (il Sunderland sembrerebbe voler offrire 30 milioni, mentre Tare osserva Pellegrino del Parma), Leao si ritrova in avanti forzatamente affiancato da Nkunku, a cui piace pensarsi trequartista, non punta, ruolo e funzione a cui il portoghese è sempre più costretto. Ed è qui che si nasconde la lettura più interessante, quella che unisce il dato statistico alla maturazione psicologica.

Rafa sta mostrando una predisposizione al cambiamento e all’apprendimento sorprendenti. Perché si sta limitando in ciò che sa fare meglio pur di migliorare in ciò che gli viene richiesto. Il numero dei “take on” (l’azione di portare palla e superare l’avversario in dribbling) è calato di più della metà: siamo a 2.5 a gara, contro i minimi di 5 delle stagioni precedenti, con un picco da 6.36. Non solo il gesto tecnico in solitaria.

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La sua stessa capacità di creare occasioni per i compagni (SCA, azioni che creano un tiro) è in netto calo, scesa a 2.67 in media a partita contro le oltre 4 degli ultimi tre anni. Analogamente, le azioni che creano un gol (GCA) sono passate da quasi una a partita (il picco era 0.93) all’attuale media di 0.50.

CENTRALE
Se tutti i numeri “da vecchio Leao” sono in flessione, è interessante notare come Leao stesso non sia affatto in calo. Anzi, è più centrale e coinvolto che mai nel progetto e nel gioco del Milan. Prima era relegato alla fascia, delegato a creare occasioni dal nulla, senza inerzia, in solitaria. Ora è legato agli altri, sia a livello tecnico che psicologico. Lo sta dimostrando con i progressi nel gioco spalle alla porta: nel derby, l’azione del gol parte da una sua sponda, e già nel primo tempo aveva tenuto botta più volte contro totem difensivi come Acerbi e Akanji.

Sono aumentate le sue statistiche da attaccante: i gol attesi e i gol segnati in relazione ai minuti giocati. Tutto questo rientra nell’apprendere il nuovo ruolo, nel dimostrare un’inedita predisposizione a cambiare, all’alba dei 26 anni. Del vecchio Leao, a tratti indolente e individualista, non si sarebbe mai potuta dire una cosa del genere. Il lavoro suo e di Allegri è efficace e porta risultati concreti: battere la Lazio significherebbe issarsi, per una notte, in testa alla classifica. Come ai vecchi tempi, anzi, come ai nuovi.

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