Con la punizione “alla Mariolino Corso” dell'altra sera, pennellata al minuto 81 di Borussia Dortmund-Inter 0-2, il terzino Federico Dimarco ha messo a segno il 6° gol della sua notevole stagione (primo in Champions), completato da ben 9 assist. E ora rispondi: quale fandonia è stata scritta in queste poche righe? Solo una. Definire Dimarco “terzino” è chiaramente una stronzata, perché basta avere mezzo occhio funzionante per rendersi conto che il 28enne milanese (quartiere Calvairate) è tutto tranne che un banale terzinaccio. Quel mancino lì ce l'ha solo lui in Serie A.
Quell'attitudine lì a chiudere le azioni, a colpire al volo, a trovare la via del gol pur essendo di natura un difensore, ce l'ha solo lui in Serie A. Quella cocciutaggine lì, la fama di chi per tanto tempo si è sentito dire “non sei abbastanza” (bravo, perfettamente adatto, degno di stare ad alto livello) e però non si è mai arreso al punto che, oh, alla fine è riuscito a convincere tutti, anche i detrattori più accaniti... ce l'ha solo lui in Serie A. E se pensate che qui si sta un filo esagerando dovreste andare a ripescare certe valutazioni e dichiarazioni ormai polverose e però persistenti nella testa di chi non difetta di fosforo: si diceva che Federico Dimarco, al massimo, poteva bazzicare la provincia ma certo non una squadra con grandi ambizioni, e se proprio lo si voleva tenere in nerazzurro avrebbe fatto la riserva ai titolari e nulla di più.
È stato Simone Inzaghi a dire «No, io ci lavoro volentieri» e il resto lo ha fatto lui: si è messo a disposizione, ha convinto tutti che il suo ruolo naturale era l'esterno a tutta fascia nel 3-5-2 e, partita dopo partita, si è trasformato in un attaccante aggiunto, uno che al Fantacalcio vale più dei bomber, uno che dopo aver battuto una punizione alla Mariolino Corso in Borussia D.-Inter 0-2, guarda la fascia da capitano al braccio e si commuove come può commuoversi un tifoso dell'Inter che ha realizzato il suo sogno contro tutto e (quasi) tutti.