Nel tennis di altissimo livello si tende spesso a concentrare l’attenzione su tecnica, tattica e preparazione fisica, trascurando un fattore che può fare una differenza enorme: l’alimentazione. Una dieta sportiva studiata in modo corretto incide in maniera profonda sulle prestazioni, soprattutto quando si parla di atleti professionisti chiamati a sostenere sforzi prolungati in condizioni estreme. È un aspetto che staff tecnici e nutrizionisti non possono permettersi di sottovalutare.
Novak Djokovic è uno degli esempi più evidenti di quanto la nutrizione possa diventare parte integrante della strategia sportiva. Da anni il serbo segue un regime alimentare rigoroso, adattato alle esigenze di un corpo che, a 38 anni, non risponde più come a vent’anni. Anche il recente successo contro Jannik Sinner, più giovane e teoricamente più fresco, è frutto non solo della sua esperienza in campo, ma anche di un lavoro meticoloso fuori dal campo, portato avanti insieme al suo dietologo personale.
Djokovic conosce bene le difficoltà legate agli Australian Open, dove il caldo e l’umidità mettono a dura prova il fisico. Già nel 2008, durante un’edizione poi vinta, si rese conto che qualcosa doveva cambiare. Da lì nacque la decisione, condivisa con il suo team, di eliminare completamente glutine e latticini dalla dieta, un esperimento che ha segnato una svolta nella sua carriera. Come raccontato anche in un libro dedicato a questo percorso, da quel momento il suo corpo ha reagito in modo diverso, con sensazioni di maggiore leggerezza, energia e resistenza.
La sua giornata alimentare segue uno schema preciso: acqua calda e limone al risveglio, colazione con yogurt greco 0% di grassi, muesli senza glutine e frutta secca, frullati antiossidanti a base di verdure come carciofo e sedano, spuntini con cracker dietetici e anacardi. A pranzo verdure, pasta senza glutine e formaggi vegani, mentre la cena alterna insalate, ortaggi e proteine come pollo arrosto o salmone. Secondo diversi esperti, un approccio simile potrebbe rivelarsi utile anche per Sinner, che negli ultimi anni ha accusato crampi e affaticamenti in tornei impegnativi. Sarà il suo staff a valutare la strada migliore, ma la lezione di Djokovic dimostra quanto, anche ai massimi livelli, la cucina possa diventare un’arma decisiva.