Ci sono dei momenti nella storia di un movimento sportivo che lasciano un ricordo profondo, che hanno un suono preciso, quello secco dei passi sul tartan, quello stesso tartan che è colorato d’azzurro, quell’azzurro che si prende tutto. Torun diventa così il teatro di una piccola, grande impresa italiana: due ori nello stesso giorno, tre complessivi, primo posto nel medagliere. Non è un momento, no. È una dichiarazione di forza e dentro questa dichiarazione ci sono due firme pesantissime: Nadia Battocletti e Zaynab Dosso.
C’è una nuova, splendida certezza nel mezzofondo azzurro: quando in pista c’è Nadia Battocletti, l’Italia può davvero aspettarsi tutto. Anche l’oro, anche quel titolo mondiale che ancora mancava nella sua collezione. A Torun, nei 3000 metri indoor, la trentina completa il mosaico e si prende la scena con una gara perfetta, chiusa in 8’57”64: è il primo trionfo iridato della carriera, la nona medaglia consecutiva tra pista, cross e strada. Numeri che raccontano molto, ma non tutto. Perché il dato più impressionante è la continuità con cui, dall’argento olimpico nei 10.000 metri di Parigi 2024 in avanti, Battocletti ha trasformato il podio in una casa stabile.
Non scende più, e in un contesto tecnico sempre più competitivo riesce anche a fare il salto definitivo, quello che separa le grandi campionesse dalle dominatrici.
LINEARE - La finale è tutt’altro che lineare. Nervosa, spezzata, carica di tensione. Intorno ai 1500 metri succede di tutto: la spagnola Garcia si allarga, entra in contatto con l’australiana Hull, e a farne le spese è l’etiope Hailu, una delle grandi favorite, che finisce a terra. Si rialza, prova a rientrare, ma lo sforzo la taglia fuori dalla lotta per le medaglie. È lì che si vede la grandezza di Nadia: capisce il momento, non si lascia trascinare nel caos, si sfila dal traffico, prende posizione e si mette al comando, scegliendo il tempo giusto per uscire allo scoperto. E quando decide di attaccare, lo fa senza esitazioni. L’allungo arriva nell’ultimo giro ed è irresistibile. Sul penultimo rettilineo cambia marcia e sul traguardo non c’è più storia. Mackay è argento in 8’58.12, Hull bronzo. Nadia taglia il traguardo con le mani sulla testa con quell’espressione che racconta tutto: la fatica, la gioia, l’incredulità. A quasi 26 anni, la ragazza di Cavareno aggiunge alla sua collezione la medaglia che mancava. Perché se il presente è luminoso, il futuro ha già un nome e una data: Los Angeles.
Ma Torun è anche la consacrazione definitiva di Zaynab Dosso, che nei 60 metri piani firma un capolavoro di potenza e controllo. Dopo il titolo europeo indoor e l’argento mondiale dello scorso anno, arriva l’oro più pesante, quello che la proietta definitivamente nell’élite globale. Il tempo è 7”00, ma il valore va oltre il cronometro. Perché alle sue spalle restano due rivali di altissimo livello: la statunitense Sears, sorpresa della finale in 7”03, e soprattutto Julien Alfred, campionessa olimpica dei 100 metri, battuta per appena tre millesimi. Dosso fa esattamente quello che aveva fatto in semifinale: parte forte, prende subito margine e poi resiste. Resiste al ritorno di Sears, resiste alla progressione di Alfred. Corre dritta verso il traguardo, con quella sensazione di controllo che appartiene solo ai grandi sprinter. Due ori nello stesso giorno, tre complessivi.
E non è finita: oggi il programma offre altre occasioni: Mattia Furlani nel lungo (finale ore 19.12), Larissa Iapichino (10.20), Leonardo Fabbri nel peso (11.30) e Federico Riva nei 1500 (18.38). Sogni d’oro, ancora.




