La testa al centro di ogni sport. Saperla usare significa poter vincere, non averla o averla solo a tratti può essere un limite. Per Adriano Panatta, Jannik Sinner ha la testa da numero uno al mondo, posizione del seeding riottenuta dopo l’ultimo recente successo a Montecarlo in finale contro lo spagnolo.
L’ex tennista romano lo ha sottolineato nel suo editoriale sul Corriere della Sera, dopo la finale di Montecarlo, andando oltre il punteggio e concentrando su ciò che davvero separa i due tennisti. “Ce l’ha Sinner la testa da numero Uno, e mamma mia quanta ne ha — si legge — La testa di Jannik non fallisce mai, è sempre presente, è il suo ‘colpo’ migliore”. Anche quando la partita si complica, il 24enne di Sesto Pusteria “non si disunisce, resta lucido, continua a costruire punto dopo punto senza cali”.
Sul fronte opposto, Alcaraz resta un talento straordinario, ma meno continuo: “Quest’ultima è invece la specialità di Alcaraz — dice — Mi chiedo se era davvero necessario mollare il coach, Juan Carlos Ferrero. Non mi sembra che i risultati siano migliorati”.
L’immagine simbolo arriva direttamente dalla finale, con una frase che pesa: “Sì, ma al momento buono lui fa il punto, io no”. Parole che raccontano una difficoltà nei momenti chiave, proprio quelli in cui Sinner invece emerge. Perché quando l’inerzia cambia, l’italiano diventa inarrestabile: “Se gliene dai la possibilità, Jannik ti fa cinque game di fila e vince l’incontro”.
Panatta ha infine guardato avanti e aperto il dibattito: “Sinner ha la testa da numero uno, Alcaraz non lo so — ha concluso — La loro rivalità è solo agli inizi, cosa dobbiamo aspettarci”. Il giudizio è netto ma lascia spazio al futuro: “Con quella testa, Sinner può fare ciò che vuole”, già nei prossimi grandi appuntamenti come Roma e Parigi.