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Serie A, i calendari del calcio? Un casino all'italiana

La surreale vicenda del ping-pong sugli orari della giornata di Serie A come specchio del nostro paese. E i tifosi vengono trattati come moschini, insetti fastidiosi
di Fabrizio Biasin venerdì 15 maggio 2026

3' di lettura

Ogni volta che usiamo l’espressione «è un casino all’italiana» tendiamo decisamente a esagerare, a usare iperboli, a imbrodarci oltre i nostri reali demeriti. Ebbene, non in questo caso. Il delirio calciofilo legato a date e orari del 37° turno di Serie A è un minestrone fatto di cattiva gestione, scelte sbagliate, pavidità massima, incapacità di venirsi incontro tra capoccioni di questo e quello sport, fastidi personali, maniavantismo assoluto, decisioni pilatesche e, soprattutto, totale e inaccettabile mancanza di rispetto nei confronti dei clienti ultimi di tutto l’ambaradan, che poi sarebbero i tifosi. I tifosi in tutta ’sta faccenda sono stati trattati come moschini, fastidiosi insetti, petulanti rompicoglioni: «Volete sapere quando si gioca? E chi vi credete di essere...».

Una roba del genere. E se per caso lor signori vi dicono: «Non è vero, non è così» fategli notare quel che è accaduto e vedrete che non potranno più battere ciglio e, forse, troveranno il coraggio per fare quello che, al momento, non hanno ancora fatto: chiedere scusa. E riassumiamo. La contemporaneità imposta dal regolamento per squadre che inseguono medesimi obiettivi è cosa nota e contempla gli ultimi due turni di campionato. Nel caso specifico riguarda cinque club che combattono per gli ambitissimi posti-Champions. Tra questi c’è la Roma che, guarda un po’, deve affrontare la Lazio nel derby. E qui viene il bello: al momento della programmazione dei calendari, il derby romano è stato piazzato nel fine settimana degli Internazionali di tennis. Ci voleva dell’impegno per auto-sabotarsi in questa maniera, ci sono riusciti. Il derby romano da tempo non si può disputare domenica sera per questioni di ordine pubblico. Ma in questo caso nemmeno all’ora di pranzo perché è in programma la finale del tennis. Il prefetto non può garantire la sicurezza per due eventi così importanti e decide di spostare il derby al lunedì ore 20.45 (evidentemente il lunedì sera è meno pericoloso della domenica sera, altrimenti non si spiega).

Solo che la Lega Calcio non è d’accordo, parola dell’ad De Siervo: «Non accettiamo lo spostamento». E minaccia il ricorso al Tar. Prima però le parti provano a trovare una soluzione “all’italiana”, per l’appunto: anticipiamo di mezz’ora il derby, posticipiamo di mezz’ora la finale del tennis (col Presidente Mattarella atteso sugli spalti, tra l’altro) e il gioco è fatto. A posto così? Macché. Il gran capo della FITP Binaghi dice «amici del calcio, arrangiatevi come ci siamo arrangiati noi per 25 anni» e ributta il pallone dall’altra parte, la A.S. Roma dice «noi vogliamo giocare domenica», Sarri dice «noi domenica non ci presentiamo», il Tar dice «noialtri non prendiamo decisioni, trovate un accordo tra di voi», i tifosi prima si organizzano per la domenica, poi per il lunedì, poi ancora per la domenica, poi il lunedì e infine tornano alla domenica. Si spera. E, niente, a un mese e mezzo dal floppone azzurro ai playoff Mondiali il calcio italiano colleziona un’altra figura barbina devastante, con la ciliegina sulla torta (ma questa è solo sfortuna) della sospensione notturna del match Darderi-Jodar causata dai fuochi d’artificio della “vicina” Coppa Italia. Straordinario. Sapete che c’è? Per fortuna non ci siamo qualificati per il Mondiale: avremmo sbagliato a prenotare i voli.

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